Il colore dei soldi. Cos'è il denaro oggi?

Il numero di Carta in edicola contiene un IperCarta sul denaro. Il neoliberismo produce l’indebitamento di paesi interi ma anche di una generazione. Ce ne parla Anya Kamenetz, candidata al premio Pulitzer e autrice del libro «Generation debt». Del ruolo delle carte di credito ci parla invece Loretta Napoleoni, che ha scritto un libro inititolato «Economia canaglia». Infine, Tonino Perna spiega come mai la Calabria, regione più povera d’Italia, risenta della crisi economica meno di altre zone del paese. Abbiamo intervistato su questi temi Alberto Zatti, docente di psicologia all’università di Bergamo che si è occupato del rapporto tra psiche e denaro.

Quale valore ha preso il denaro oggi soprattutto dal momento in cui ha perso il suo legame materiale ed è divenuto in larga parte un concetto astratto, un valore simbolico?
La prima qualità legata al denaro è la capacità di rendere le persone emancipate nelle relazioni sociali, in quanto attraverso l’uso del denaro il processo di scambio si bilancia, senza lasciare alcuna dipendenza tra le persone. Al contrario infatti dello scambio donativo, che implica una reciproca serie di rapporti individuali che nella realtà psichica porta a doveri e dipendenze, l’uso del denaro è immediato ed istantaneo, non implica relazioni continuative. In questo senso è emancipativo. Nel rapporto donativo, invece, ci sono una serie di azioni concatenate, a partire dal dare e dal ricevere, che creano rapporti sociali. Un esempio del valore positivo di questa emancipazione è dato dai progetti di microcredito, che restituiscono al denaro un rapporto maturo e costruttivo. Il prestito piccole quantità di denaro è finalizzato all’indipendenza economica. Il denaro è uno strumento per costruirsi un futuro, ma è visto anche come un’iniezione di fiducia in paesi in una situazione di quasi totale dipendenza economica. Inoltre questa emancipazione crea sistemi di collaborazione tra le famiglie, che spesso solidarizzano e sono felici di ricevere questo aiuto perché sanno che possono restituirlo. Questo dovere non viene interpretato come un problema, ma come una fortuna.
Al contrario nelle società capitalistiche, questo processo di emancipazione ha finito per viziare ogni sfera dei rapporti sociali e ad emancipare gli individui dagli stessi rapporti sociali. Si vengono a creare così rapporti infantili e pre-infantili in cui incuranti di ogni cosa si tende a volere sempre più denaro e a non curarsi di nient’altro, senza alcun vincolo, proprio come i bambini quando prendono il latte materno. Infatti il concetto di emancipazione è molto distante dal concetto di libertà, perché nella libertà si ha la possibilità di scelta proprio all’interno dei rapporti sociali, mentre con il denaro ci si rende solo autonomi, indipendenti, svincolati dagli altri ma vincolati solamente al denaro stesso. Spesso questo raffreddamento dei rapporti e questa monetizzazione del mondo che ci circonda porta ad un’allucinazione. Acquistare una cosa vuol dire possederla, essere potenti. Basti pensare alle fiere televisive in cui vengono regalati migliaia di euro ed al seguito che hanno le malattie legate al gioco d’azzardo o al fatto che quando si passa da una atteggiamento depressivo a uno euforico la prima cosa che si fa è spendere tutto il proprio denaro. Vi è una vera e propria regressione all’infanzia nel rapporto col denaro, proprio perché gran parte della nostra identità è legata al gesto del comprare, dell’acquistare che è un atto di potere, che da senso di potere.

Cosa ne del fenomeno dell’indebitamento?
Analizzando la storia del denaro, si scopre che il fenomeno della sua astrazione è andato via via allargandosi, e utilizzando sempre di più il concetto di fiducia. Dai rimi scambi, dai baratti, si è passati al conio di monete sonanti, ovvero l’equivalente aurifero del valore di scambio e poi alle cartamonete, che rappresentavano un legame di fiducia con il proprio sovrano o re. Quando poi il sovrano è stato sostituito dalla Banca mondiale, e con l’entrata in vigore della plastic-money ci si è distaccati completamente dall’idea materiale del denaro, dell’acquisto e dal conseguente indebitamento, perchè non c’è più un collegamento diretto tra ciò che do e ciò che prendo.
Questo fenomeno andrà crescendo, dato che le nuove generazioni vedranno sempre più carte di credito e sempre meno banconote. Sarà difficile trasmettere alle generazioni future il significato della moneta come risultato di una una fatica, un lavoro, uno stato di vincoli di scambio per cui ho dato e quindi ricevo. Sarà una questione non da poco, dato che il concetto di moneta è ormai totalmente smaterializzato. Spero che si instauri un nuovo equilibrio tra quelle sfere della società che si occupano di rapporti sociali, in maniera tale che le prime superino il tabù del denaro e lo includano come parte della nostra vita, dall’altra i settori legati al denaro smettano di voler monetizzare ogni aspetto della società, che porta ad una solitaria assoluta ma non troppo felice emancipazione

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