Dimitri Medvedev, vice primo ministro russo e delfino designato del presidente Vladimir Putin nelle elezioni presidenziali del prossimo 2 marzo, è stati a Belgrado per una visita politicamente molto pesante. Ufficialmente, oggetto dei colloqui bilaterali erano questioni economiche [Gazprom e Serbiagas si sono accordate per la costruzione di un gasdotto], ma dopo l’incontro con il presidente serbo Vojslav Kostunica, Medvedev ha ripetuto che la Russia «rimarrà fedele all’assunto che la Serbia è un paese unito e che la sovranità serba copre ogni parte del suo territorio». Mosca e Belgrado, ha detto Medvedev nella conferenza stampa assieme a Kostunica, «coordineranno gli sforzi per uscire da questa difficile situazione». Un segnale chiarissimo sul fatto che anche cambiando l’inquilino del Cremlino, non cambierà la linea. In Kosovo, intanto, è arrivato il ministro serbo Slobodan Samardzic, in visita alle comunità serbe che ancora rimangono nella provincia a maggioranza albanese. Samardzic, che aveva definito «comprensibili» gli assalti ai posti di frontiera tra Serbia e Kosovo dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza dello scorso 17 febbraio, ha detto che le proteste violente nascono dalla «violazione del diritto internazionale di cui sono responsabili gli Stati uniti».






