Il primo round della lunga querelle giudiziaria è andato al presidente in carica, Umaru Yar’Adua, eletto ad aprile dello scorso anno. Il tribunale di Lagos ha respinto i due ricorsi presentati dai candidati sconfitti, il generale Muhammadu Buhari e l’ex vice presidente Atiku Abubakar. I due sconfitti accusano il Partito democratico del popolo [a cui appartiene Yar’Adua e a cui apparteneva anche il presidente uscente Olusegun Obasanjo] ha commesso brogli e ha impedito in alcuni stati della federazione nigeriana che il voto si svolgesse regolarmente. I giudici hanno stabilito che, per quanto ci siano state delle irregolarità [ampiamente riportate dai media nigeriani e dagli osservatori internazionali], tuttavia non sono state tanto estese da giustificare il ritorno alle urne. Tanto Buhari quanto Abubakar hanno annunciato che faranno ricorso alla Corte suprema, ma le loro possibilità di vittoria sono molto scarse: la magistratura nigeriana non ha esitato ad annullare il voto in alcuni stati della federazione, dove i brogli o le irregolarità sono state più pesanti. Nonostante la vittoria in tribunale, però, il governo di Yar’Adua rimane debole. Non solo per l’ombra dei brogli che continua ad aleggiare, quanto piuttosto per l’incapacità di risolvere il principale problema del paese, cioè l’insurrezione dei guerriglieri dei Delta del Niger contro le multinazionali del petrolio.
Tags assegnati a questo articolo: Nigeria






