L'indifferenza pesa più delle catene

Non è cessato il dibattito in Colombia dopo la manifestazione del 4 febbraio scorso, che ha visto milioni di cittadini scendere in piazza contro i sequestri delle Farc.
Nonostante le polemiche, legate all’organizzazione della manifestazione e alla sua strumentalizzazione da parte del governo Uribe, tutte le parti, comprese quelle dell’opposizione, riconoscono che il movimento ha creato un forte sentimento popolare come mai era accaduto in Colombia.
Sulla scia della manifestazione, e per portare sostegno e solidarietà ai familiari delle persone sequestrate, si è recata nei giorni scorsi a Bogotà, una delegazione internazionale costituita da quattro rappresentanti del comitato francese «Ingrid Betancourt per la liberazione di tutti gli ostaggi», accompagnata dall’ex-presidente del Parlamento europeo Nicole Fontaine [PPE], e dalla vice presidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini.
L’intento della delegazione è stato quello di incontrare i vari gruppi della società civile e dare sostegno alle richieste di una soluzione umanitaria da parte delle famiglie dei sequestrati dalle Farc.
«E’ impressionante–ha affermato Luisa Morgantini–la maniera in cui le famiglie degli ostaggi sono organizzate e la loro determinazione a chiedere un accordo umanitario. Non ho mai avuto il sentore di sentimenti di vendetta, né da parte loro, né da parte degli ex-ostaggi, che sono riusciti a scappare o a liberarsi. Ci sono famiglie che aspettano la liberazione dei propri cari da dieci, otto, sei anni e che in tutto questo tempo non hanno smesso di manifestare ogni martedì nella piazza principale di Bogotà per chiedere il loro rilascio, con la stessa determinazione delle madri di Plaza de Majo. Bisogna però chiarire che solo le famiglie dei sequestrati politici, e soprattutto dei poliziotti o dei militari possono chiedere un accordo umanitario, ovvero lo scambio di ostaggi con i guerriglieri rinchiusi nelle carceri colombiane. Solo queste, infatti, sono organizzate in comitati ed associazioni. Oltre a loro, però, vi sono le famiglie di persone sequestrate dalle Farc solo per denaro, per un riscatto, che non hanno alcuna forma di organizzazione, e che sono lasciate completamente sole. Il governo ha bloccato anche i conti correnti per impedire trattazioni individuali con i guerriglieri. Anche se nelle manifestazioni in cui si parla di liberazione di ostaggi si includono ovviamente anche loro, in questo caso non esistono soluzioni umanitarie».

Secondo l’euro-parlamentare, inoltre, esiste una forte condanna dell’atteggiamento inefficace del presidente Uribe, da parte dei familiari dei sequestrati, poiché non include nella sua politica alcun tipo di accordo con le Farc, né la mediazione di altri presidenti latinoamericani. Personalità come Chavez, infatti, hanno un forte peso politico sulle Farc, non solo riguardo alla liberazione degli ostaggi, ma anche per rendere chiara l’inefficacia della loro lotta armata.
«Gli stessi ex-ostaggi dichiarano che le Farc hanno perso il loro fine, il loro senso–continua Morgantini–Si sono modificate, e non è giustificabile in alcun modo il trattamento inumano che destinano ai sequestrati. L’unica via possibile verso la pace è quella dei negoziati.
La politica di Uribe di ‘sicurezza democratica’ mira solamente ad una crescente militarizzazione del paese, con la scusa di difendere l’incolumità dei cittadini e di distruggere le Farc. Nella realtà le Farc si sono effettivamente ritirate in territori più limitati, ma si registrano ancora numerosissimi casi di violenze da parte di gruppi paramilitari ed altre forme di guerriglia».

Luisa Morgantini ed una delegazione del comitato per la liberazione degli ostaggi, hanno partecipato oggi ad un incontro a Bruxelles del parlamento europeo per portare l’attenzione del problema colombiano all’interno dei dibattiti europei, dal titolo «L’indifferenza pesa più delle catene».

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