Gli Usa cercano di fermare la Turchia

Robert Gates, segretario statunitense alla difesa, ha detto che l’offensiva turca nell’Iraq del nord dovrebbe finire «al più presto possibile». Gates, che sta per arrivare ad Ankara, ha ribadito al governo turco la «preoccupazione» degli Usa per un’incursione in corso ormai da una settimana che potrebbe far precipitare ancora la già fragilissima situazione irachena. «Il problema non si può risolvere solo con mezzi militari – ha detto, paradossalmente, Gates – E la Turchia deve pensare a come agire fuori dal ricorso alla forza». Nonostante questi inviti alla «moderazione», Gates ha ribadito che gli Usa considerano il Pkk come un’organizzazione terroristica e ha ammesso che Washington ha fornito aiuto alla Turchia, in termini di intelligence e ricognizione dai stalliti: «Ma siamo pronti ad aiutare anche per la ricerca di una soluzione politica», ha aggiunto Gates. A Baghdad, intanto, è arrivato l’inviato del governo turco per incontrare i vertici del governo iracheno, che due giorni fa avevano condannato in modo molto deciso l’ingresso dei soldati turchi nel Kurdistan iracheno, anche se non si erano spinti fino a minacciare ritorsioni militari. Tra Ankara e il Pkk è guerra anche sulle cifre. I turchi dicono di aver ucciso almeno 230 guerriglieri kurdi e di aver inflitto danni sostanziale alle basi di appoggio che il Pkk avrebbe costituito nel Kurdistan iracheno. I soldati morti, secondo Ankare, sarebbero 24. Il Pkk risponde che invece i soldai turchi uccisi sono 81 e che le incursioni turche, ostacolate dalla neve, non hanno intaccato la capacità militare della guerriglia.

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