Fine della crisi post-elettorale in Kenya

«La firma dell’accordo è un esempio chiaro di come gli africani da soli siano in grado di trovare soluzioni pacifiche alle loro sfide politiche»: così il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha commentato l’intesa per la formazione di un governo di coalizione firmata ieri da governo e opposizione keniana per mettere fine a una crisi politica e sociale che per due mesi ha tenuto in scacco il Paese. Congratulandosi con il presidente Mwai Kibaki e il capo dell’opposizione Raila Odinga, firmatari dell’accordo, Mbeki ha reso omaggio ai mediatori dell’Unione africana guidati da Kofi Annan. Questa mattina sono ricominciati i negoziati tra le due parti, su questione come la distribuzione della terra e gli equilibri tra le diverse comunità del paese.
L’accordo prevede la creazione di un posto di primo ministro, che dovrebbe essere occupato dal leader dell’opposizione Raila Odinga, e di due vicepremier. Dovrebbe essere ratificato dal parlamento nel corso di una seduta straordinaria il 6 marzo.
Centinaia di persone hanno manifestato ieri dopo l’annuncio dell’accordo, che pone fine a due mesi di crisi che hanno fatto oltre 1500 morti e 300 mila sfollati, secondo la Croce rossa kenyana.
Ora tutti, nel paese, chiamano a una rapida applicazione dell’accordo e a «avviare un processo di guarigione», come titola il Daily Nation. Nell’editoriale del quotidiano kenyano, si legge: «ILa pace e la stabilità, infatti, torneranno non solo grazie a un governo di coalizione, ma grazie a un’agenda che includa una riforma costituzionale più ampia per risolvere temi quali riforma agraria, relazioni tra gruppi etnici e consenta, fondamentalmente, di creare una società più giusta ed egualitaria».

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