Condy Rice crede ancora al processo di «pace»

Arrivata in Medio Oriente per il suo decimo tour diplomatico, la sottosegretario di stato statunitense Condoleezza Rice ha fatto tappa prima in Egitto e poi a Ramallah, dove ha incontrato il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. Come da copione, Rice ha invitato i palestinesi e gli israeliani a riprendere i colloqui di «pace» e ha detto di credere che sia ancora possibile, entro il 2008, arrivare a un accordo soddisfacente per le due parti. Al suo arrivo in Israele, Rice aveva accusato Hamas di «danneggiare» i negoziati di pace, che invece rimangono una «scelta strategica» dell’amministrazione Bush, ansiosa di segnare un punto a suo favore dopo il disastro delle guerre in Iraq e in Afghanistan. «I negoziati devono riprendere al più presto possibile–ha detto Rice ai giornalisti–Proprio per evitare di rafforzare Hamas che sta boicottando un negoziato da cui non ha nulla da guadagnare».
Nonostante il pressing diplomatico e nonostante le divergenze tattiche e strategiche con la dirigenza del movimento di resistenza islamico, Abu Mazen ha reagito con una certa freddezza all’invito di Rice. Anche se il negoziato con Israele rimane un impegno per l’Anp, il presidente palestinese non ha annunciato alcuna ripresa dei colloqui bilaterali, sospesi nei giorni scorsi come forma di protesta per le incursioni israeliane sulla Striscia di Gaza e ha insistito che prima della ripresa dei colloqui deve esserci una tregua. Tanto i lanci di razzi quanto i raid israeliani invece sono andati avanti anche martedì: un razzo è stato lanciato su Sderot e ha causato molti danni, ma nessuna vittima. La risposta israeliana [un raid aereo] ha invece causato la morte di due presunti miliziani.

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