Sangue a Gerusalemme

Dal sito di Lettera22, la cronaca di Paola Caridi sull'attentato di giovedì notte. Otto studenti di una scuola rabbinica sono stati uccisi e nove sono rimasti feriti da un miliziano palestinese.

Gerusalemme torna in prima linea, nello scontro tra israeliani e palestinesi. E per Israele, dopo Gaza, si apre il secondo fronte. Ieri sera un attentatore di vent’anni è entrato in uno dei più famosi collegi rabbinici di Gerusalemme, la Yeshiva Merkaz Harav, a Kiryat Moshe, una zona vicina al quartiere governativo. Secondo le prime ricostruzioni, si era parlato di due uomini armati, e vestiti come gli studenti delle yeshiva. Poi, la versione ufficiale: uno l’attentatore. Il suo nome, rivelato dal paese nella cintura di Gerusalemme da cui proveniva, Jabal el Mukaber, area araba della città: si chiamava Alaa Abu Dhein, 20 anni, aveva fatto l’autista per la yeshiva. Conosceva, dunque, il luogo. Ha aperto il fuoco in una sala affollata, dove si erano riunite poco meno di cento persone. Otto i morti e nove i feriti, di cui tre in gravi condizioni. In massima parte studenti tra i 15 e i 19 anni, alcuni provenienti dalle colonie più ideologizzate. In un comunicato, Hamas non ha rivendicato l’attentato ma lo ha “benedetto”, sostenendo che “non sarà l’ultimo”. Un rivendicazione ancora da valutare come attendibile, è quella che è arrivata ieri sera da un gruppo intitolato a Imad Mughniye, il numero due di Hezbollah ucciso in un misterioso attentato a Damasco, per il quale viene considerato responsabile il Mossad, sia dal partito di Dio libanese, sia dall’opinione pubblica araba.
L’attentatore sarebbe stato ucciso da uno studente della yeshiva, in uno scontro a fuoco. Una pratica, quella di andare in giro armati, tipica di molti dei coloni cosiddetti “ideologici”, che spesso giungono a Gerusalemme il giovedì sera, per trascorrere lo shabbat, il sabato ebraico nella città santa. Questa la ragione per la quale la sala era molto affollata, ieri sera. La Yeshiva Merkaz Harav, peraltro, è considerata la più conosciuta e seguita dai seguaci del sionismo religioso, che rappresenta l’ala più ideologizzata del movimento dei coloni.
La scelta della Yeshiva Merkaz Harav dice anche un’altra cosa: che l’attentatore conoscevano bene il bersaglio da colpire. I coloni, peraltro, sembrano essere gli obiettivi di questo nuovo capitolo del conflitto tra israeliani e palestinesi. Negli scorsi giorni, a seguito dell’operazione Caldo Inverno dell’esercito israeliano a Gaza, erano infatti aumentati proprio gli attacchi contro i coloni in Cisgiordania. Sia limitati al lancio di pietre, sia a colpi di arma da fuoco. A Ramallah, tre giorni fa, un colono aveva ucciso un ragazzo palestinese, dopo essere stato fatto oggetto di una sassaiola: le forze dell’ordine israeliane lo avevano rilasciato dopo poche ore. Ieri, invece, un attacco contro un israeliano, nella zona di Hebron, rivendicato dalle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, il gruppo armato di Fatah che recentemente aveva fatto sapere di non aderire più all’accordo raggiunto con l’ANP pochi mesi or sono, nella zona di Nablus, per deporre le armi.
L’operazione militare israeliana a Gaza a cavallo tra febbraio e marzo, con il suo carico di 130 morti e almeno 350 feriti, aveva già scatenato la rabbia in Cisgiordania, con proteste, manifestazioni e sassaiole. Alzando il livello di allerta. L’attentato di ieri a Gerusalemme, dove la stagione degli attentati sanguinosi si era di fatto conclusa nel 2004, fa crescere però di molto il livello dello scontro, e rende ancor più difficile l’ipotesi di una riapertura dei negoziati a breve tra il governo di Ehud Olmert e Mahmoud Abbas. Una ripresa mediata proprio nei giorni scorsi dal segretario di stato americano Condoleezza Rice, che aveva convinto Abbas – che ieri ha condannato subito l’attentato di Gerusalemme–a ritornare sui suoi passi, dopo la sospensione decisa a causa delle vittime dell’operazione israeliana a Gaza.
Nonostante la notizia di una mediazione egiziana in corso per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas su Gaza e la visita di una delegazione di Hamas nel Sinai, il fronte meridionale non si è calmato, neanche ieri. Anzi, la giornata era cominciata con un attacco contro soldati israeliani vicino al valico di Kissufim, in cui un militare di Tel Aviv era rimasto ucciso e tre suoi compagni feriti. Nel pomeriggio, poi, un razzo Qassam aveva raggiunto un’abitazione a Sderot, nel Negev, causando quattro feriti.
Da Lettera22

Tags assegnati a questo articolo: Israele, Palestina

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antimafia api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues Basilicata beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania cemento censura cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia Europa expo fame fantascienza festival finanza finanza critica finanza etica finanziaria fiom forum forum sociale Forum sociale mondiale 2008 Francia fumetto G8