Per le donne di Gaza, l’8 marzo 2008 è uno dei momenti peggiori della loro storia recente. L’embargo israeliano incide in modo drammatico sulla vita economica e familiare, fino al punto da rendere difficile, per molte famiglie, provvedere all’alimentazione dei figli. Ma c’è dell’altro. La disoccupazione degli uomini [quasi sempre è loro l’unico reddito familiare, quando c’è], la frustrazione, la tensione per le continue incursioni israeliane e la disperazione per l’assenza di prospettive a breve termine, creano delle condizioni di «stress traumatico» che il più delle volte si traducono in violenza domestica. Le Ong che lavorano sull’assistenza psicologica ai palestinesi di Gaza e sul trattamento dello stress da trauma [con i bambini soprattutto, ma non solo] da tempo denunciano un aumento della violenza familiare: gli uomini di Gaza cercano di ritrovare un ruolo all’interno delle mura domestiche. L’islamizzazione sollecitata dagli apparati di Hamas in nome della resistenza all’occupazione israeliana e la «implosione» del tessuto sociale palestinese contribuiscono a rendere più difficile la vita delle donne. Nel 2007, per esempio, almeno 17 donne sono state uccise per «onore».






