8 marzo a Bassora: la paura e la minaccia

Solo nei primi cinque mesi del 2007, e solo a Bassora, nel sud dell’Iraq, almeno 40 donne sono state uccise per presunte violazioni di un «codice di comportamento» informale, che ha poco a che vedere con l’osservanza dei precetti religiosi islamici e molto a che fare con l’affermazione del potere di controllo delle varie milizie che si contendono il territorio. Tanto l’Esercito del Mahdi, la milizia legata all’ayatollah Muqtada al Sadr, quanto le Brigate Badr, legate al Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq [Sciri], entrambe sciite, cercano di affermare la propria supremazia gli uni contro gli altri, ma anche rispetto al governo centrale di Baghdad e alle forze di occupazione statunitensi, anche attraverso il controllo sociale, che passa, essenzialmente, per l’applicazione di «norme religiose» spesso più legate alla tradizione sociale e tribale che all’interpretazione del Corano. Per le donne di Bassora, come in altre zone dell’Iraq [con la parziale eccezione del Kurdistan], l’espansione della resistenza all’occupazione statunitense ha coinciso con una islamizzazione che ha avuto il carattere della reazione al laicismo di stato imposto durante il regime di Saddam Hussein.

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