8 marzo in Argentina: il coraggio della denuncia

Claudia Acuna, giornalista dell’agenzia La Vaca ha subito, a partire da luglio dello scorso anno, una serie di intimidazioni: chiunque entrasse a casa sua, veniva fermato e identificato dagli agenti della polizia argentina. La sua «colpa»: aver esposto, in un’inchiesta giornalista, le complicità tra le autorità della capitale federale Buenos Aires e le reti dello sfruttamento della prostituzione. Il suo nome compare in un appello lanciato da Reporter senza frontiere perche l’8 marzo sia anche un giorno per la difesa della libertà di espressione delle donne. Nell’elenco di casi emblematici di repressione contro l’informazione e la cultura femminile, assieme al nome di Claudia Aucna, compaiono quello della scrittrice Taslima Nasreen, della femminista egiziana Nawal Sadaawi, minacciate dagli estremisti religiosi, e quello di Parvin Ardalan, direttrice del sito web iraniano Wechange, dedicato alla difesa dei diritti delle donne. Parvin è stata privata del passaporto poco prima di un viaggio in Svezia, dove avrebbe dovuto ricevere il premio Olof Palme per i diritti umani. Come lei molte giornaliste, cyberattiviste e blogger iraniane subiscono la repressione degli apparati più conservatori del governo.

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