Non chiamatelo cessate il fuoco

A scanso di equivoci, lunedì il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha precisato che «non c’è stato alcun accordo di cessate il fuoco con Hamas, né ci sono trattative dirette o indirette». Ehud Barak, ministro della difesa, ha spiegato che «i combattimenti continuano e continueranno, a volte aumentano di intensità, a volte diminuiscono». La notizia di una tregua «de facto» tra il governo di Tel Aviv e il movimento di resistenza islamico palestinese, si era diffusa quando da Israele era partito l’ordine di «ridurre» la portata delle operazioni militari nella Striscia di Gaza. I lanci di razzi Qassam e Grad contro le città israeliane di Sderot e Ashkelon sono quasi fermi, dopo il picco della settimana scorsa, sfruttato da Israele per lanciare un’offensiva costata la vita a più di 120 palestinesi, tra combattenti e civili. Da venerdì solo tre razzi sono stati sparati verso Israele. Secondo il sito della Bbc, contatti tra Hamas e Israele sarebbero in corso, con la mediazione dell’Egitto, sollecitato dalla Casa bianca. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, inoltre, l’esercito israeliano avrebbe adottato regole d’ingaggio più «morbide» a Gaza e ci sarebbe una specie di «indicazione ufficiosa» secondo cui in caso di lanci Qassam contro Sderot, si risponde con raid aerei ma senza truppe, mentre se i razzi Grad raggiungono Ashkelon, partono operazioni come quella appena conclusa.

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