Nonostante le sanzioni decretate lo scorso ottobre, dopo le proteste dei monaci contro la giunta militare birmana, nei prossimi giorni è prevista a Rangoon un’asta di pietre preziose. Eppure gli Stati uniti e l’Unione europea hanno adottato il blocco delle esportazioni e importazioni di pietre preziose, metalli e legno birmani.
Lo ha fatto sapere un dipendente della Myanmar gems enterprise, sotto anonimato, che ha sfidato il silenzio imposto dai generali. Nell’asta dovrebbero essere messi in vendita più di settemila lotti di pietre preziose [perle e giade], per più di 100 milioni di euro. Sono attesi oltre tremila compratori provenienti da almeno venti paesi. Un afflusso di denaro per il regime birmano che trae dalle pietre una delle sue principali fonti di guadagno. E uno sberleffo del regime agli occidentali e all’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, che ha appena concluso una missione nel paese e dovrà presto riferirne a al segretario generale Ban Ki-moon. L’inviato Onu ha potuto incontrare Aung San Suu Kyi, la leader dell’oppoisizione democratica, ma non il generale Than Shwe, che gli ha fatto sapere però che gli osservatori indipendenti non saranno graditi durante il referendum sulla nuova Costituzione.






