L’idea di una tregua con Hamas, che il governo israeliano ha sempre negato, è andata in frantumi giovedì mattina, quando i caccia israeliani sono tornati a colpire sulla Striscia di Gaza. Secondo copione, un portavoce dell’esercito israliano ha detto che i raid sono una risposta alla ripresa dei lanci di razzi palestinesi contro le città meridionali di Sderot e Ashkelon, raggiunte da una dozzina di razzi nelle ultime ore. Poche ore prima, però, in Cisgiordania, vicino Betlemme, le forze speciali di T’sahal, l’esercito israeliano, avevano ucciso quattro persone, tra cui un comandante locale della Jihad islamica, considerate tra i responsabili dell’attacco alla yeshiva di Gerusalemme, dove pochi giorni fa sono stati uccisi otto studenti e altri nove sono stati feriti. La tensione continua a salire, anche perché secondo fonti palestinesi citate dal quotidiano israeliano Haaretz, la «tregua» di cui Hamas aveva parlato con i mediatori egiziani, sarebbe durata solo fino a venerdì 14. Tra dieci giorni, invece, termina anche il periodo di lutto di 40 giorni decretato per ricordare Imad Mughnyie, uno dei capi militari di Hezbollah, ucciso poco più di un mese fa a Damasco. I servizi segreti israeliani hanno aumentato la sorveglianza e lo stato di vigilanza, non solo attorno alla Striscia di Gaza e in Cisgiordania, ma anche al confine con il Libano, temendo possibili ritorsioni da parte di Hezbollah o – dice Haaretz – dell’Iran.






