Rivolta a Mitrovica. L'Onu si ritira

La polizia dell’Unmik, la Missione dell’Onu in Kosovo, ha dovuto abbandonare la parte serba di Mitrovica dopo i violenti scontri di lunedì mattina. Negli scontri sono stati feriti almeno venti poliziotti dell’Unmik e otto soldati della Nato, oltre a una decina di manifestanti serbi, due dei quali sarebbero in condizioni molto gravi. La tensione nella più importante città serba del Kosovo, dopo la pulizia etnica seguita alla guerra del 1999, è molto alta fin dal giorno della proclamazione unilaterale di indipendenza da parte del governo kosovaro-albanese. I serbi di Mitrovica non riconoscono il nuovo stato la cui esistenza–dicono–viola gli accordi internazionali che posero fine alla guerra. Tanto il trattato di pace di Kumanovo quanto la risoluzione 1244 dell’Onu infatti prefiguravano per il Kosovo uno status di ampia autonomia ma nell’ambito della sovranità serba.
A Mitrovica, qualche giorno fa, le proteste dei serbi avevano portato all’occupazione della locale caserma della polizia del Kosovo e del tribunale dell’Unmik. Per riprendere il controlle dei due edifici, lunedì mattina la polizia Unmik è intervenuta con un centinaio di agenti in tenuta antisommossa. Almeno cinquanta persone sono state arrestate e gli scontri sono iniziati quando una folla di serbi si è mossa verso l’edificio da dove gli arrestati venivano trasportati a bordo di veicoli della polizia. A esasperare gli animi anche la coincidenza della prova di forza dell’Unmik con l’anniversario del pogrom subito dai serbi di Mitrovica nel 2004 per mano degli albanesi. Le forze di polizia e i soldati Nato sono intervenuti con gas lacrimogeni, mentre i manifestanti hanno lanciato bombe molotovo e–secondo alcune ricostruzioni–hanno anche aperto il fuoco con armi automatiche contro gli agenti. Alla fine di una mattinata di guerriglia, nel corso della quale diversi veicoli dell’Onu sono stati incendiati, i soldati sono riusciti a rimanere padroni del campo, ma l’Onu è stata costretta a richiamare i poliziotti di stanza a Mitrovica. Nell’assalto ai furgoni dell’Onu, molti degli arrestati sono riusciti a scappare.
Da Belgrado, il presidente serbo Boris Tadic ha accusato le truppe internazionali di aver usato «forza eccessiva» per reprimere la protesta e a lanciato un allarme: altre prove di forza come questa potrebbero far precipitare la situazione in tutto il Kosovo. L’Ue, da parte sua, ha invitato le parti alla calma e a trovare una soluzione ma il comunicato dell’Unione europea non ha mancato di esprimere «tutto l’appoggio alle forze di peacekeeping». Di parere esattamente opposto Slobodan Samardzic, ministro per il Kosovo del governo di Belgrado, che sarebbe dovuto arrivare proprio lunedì a Mitrovica. Secondo Samardzic, «le truppe internazionali hanno provocato i cittadini». Samardzic era atteso a Mitrovica per discutere della situazione in città e–secondo quanto scritto dalle agenzie internazionali–l’Unmik non avrebbe dovuto agire prima del suo arrivo che, si sperava, avrebbe potuto portare a una mediazione con la comunità serba in rivolta. Invece, l’azione di forza c’è stata, con la conseguenza immediata di aver reso incandescente l’atmosfera a Mitrovica e di aver rafforzato tra i serbi l’impressione che l’Unmik e la Nato agiscano per conto del governo indipendentista albanese. Gli scontri di Mitrovica hanno reso evidente che a nord del fiume Ibar, che divide la città tra la parte sud controllata dagli albanesi e il nord serbo, non sarà facile far digerire il nuovo «status» del Kosovo: a febbraio 150 poliziotti serbi della polizia kosovara sono stati sospesi dal servizio perché si sono rifiutati di prendere ordini dal governo di Pristina e la scorsa settimana i serbi avevano tentato di prendere il controllo della ferrovia che collega il Kosovo con Belgrado.

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