In Iraq, cinque anni di troppo

Centinaia di persone si sono «bloccate» per cinque minuti nella stazione della metro Union, a Washington, davanti allo sguardo sbigottito dei poliziotti e dei passanti «normali». Un minuto per ogni anno di occupazione statunitense in Iraq. Cinque minuti di silenzio per ricordare le vittime irachene [un milione secondo alcune stime], quelle statunitensi [quasi 4 mila caduti e oltre 30 mila feriti] e gli enormi costi della guerra. La «massa critica» di Union station è stato l’avvio delle mobilitazioni organizzate dalle reti pacifiste statunitensi per «celebrare» il quinto anniversario dell’inizio della guerra in Iraq. O, come scrivono molti di loro, per ricordare che l’occupazione entra nel suo sesto anno e non c’è una via d’uscita a breve ancora in vista.
La mobilitazione «creativa e nonviolenta» a Washington è stata organizzata soprattutto dal network United for peace and justice [Ufpj], il più ampio cartello di associazioni e movimenti pacifisti: oltre 1400 organizzazioni locali, in ogni angolo degli States. Ma ci sono anche altri network e altre organizzazioni che hanno promosso le proprie iniziative, coordinate anche se separate da quelle di Ufpj. Anche se la manifestazione nazionale di oggi a Washington sarà l’evento più grande, nelle ultime settimane è aumentata l’effervescenza pacifista. Il network studentesco «Our spring break», per esempio, ha deciso di trasformare il periodo delle vacanze di primavera che gli studenti dei college dedicano alla sregolatezza «istituzionalizzata» in località turistiche negli Usa e in Messico, in un periodo di mobilitazione [durerà fino al 24 marzo, www.ourspringbreak.org]. Dal 10 al 12 marzo, invece, sono stati quelli di Stop Loss Congress a protestare davanti all’edificio del parlamento federale [in vacanza fino al 30 marzo] contro il rifinanziamento della guerra e contro le misure che tengono i soldati bloccati al fronte. Dal 17 al 21 marzo sono in corso le azioni promosse dalla Students for democratic society [www.newsds.org] nei campus in tutto il paese. Il giorno clou nelle università è il 20 marzo: l’Sds chiama gli studenti a «organizzare azioni nei campus, in qualsiasi forma–sit in, scioperi, azioni dirette–per far arrivare la propria voce fino all’amministrazione Bush». Dai campus il testimone della protesta passerà al festival di poesia e arte contro la guerra Split this rock [www.splitthisrock.org] che si terrà a Washington dal 20 al 23 marzo.
Il 19 marzo di Washington è iniziato molto presto. Con i punti di informazione e di raduno dei manifestanti attivi già dalle 7,30 del mattino. Il calendario è fitto e preciso. Oltre al corteo, sono previste azioni per i «cinque pilastri» della guerra: i reduci si metteranno in marcia alle 9 dalla Settima strada, per denunciare le menzogne della Casa bianca sul costo umano della guerra; un’ora prima, alle 8, ci sarà un’azione presso gli uffici federali delle imposte, per protestare contro il finanziamento pubblico della guerra; contemporaneamente, un altro gruppo di manifestanti andrà a picchettare la sede dell’American petroleum institute, per contestare i profitti di guerra e chiedere «la separazione tra lo stato e il petrolio». Lo «Stato di polizia» che circonda la guerra in Iraq e la guerra globale contro il «terrorismo», il quarto «pilastro», sarà invece oggetto di un’azione all’1,30 ora locale al parco Lafayette: i manifestanti metteranno in scena un interrogatorio stile Guantanamo, con tanto di finta tortura del «waterboarding». Nel parco si concluderà la «marcia dei morti», partita alle 9,30 di mattina dal cimitero militare di Arlington per ricordare le vittime della guerra e delle violazioni dei diritti civili. Il quinto pilastro dello sforzo bellico, i media, saranno presi a sorpresa: i pacifisti annunciano azioni «per tutto il giorno per contestare la compiacenza con cui i media hanno avallato le bugie di Bush».

Tags assegnati a questo articolo: Usa

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia