«Qui, notte e giorno, siamo in 1600 a vivere dei rifiuti, altri 500 li puliscono e li rivendono. Ma da due anni l’immondizia ogni giorno perde valore, troviamo meno materiali riciclabili e ci siamo resi conto che è il comune a ripulirla estraendo i materiali di pregio e guadagnandoci». A parlare è Germán Salgado, portavoce dei cosiddetti «trabajadores informales» [lavoratori informali] di Managua, riuniti per protestare contro la decisione del comune di raccogliere dalla discarica cittadina a cielo aperto i rifiuti riciclabili. In queste zone per molti uomini, donne e bambini, la raccolta di questi rifiuti può voler dire sopravvivere. I «Churequeros», chiamati così dal nome della discarica comunale «Churaqua» raccolgono rame, ferro, vetro e plastica pvc in cambio di qualche dollaro al giorno per nutrirsi, per molti questo è spesso l’unico lavoro possibile. Manifestano per ottenere il «diritto esclusivo» alla raccolta dei rifiuti. Le proteste, iniziate due settimane fa, si sono estese intanto anche alla discarica di Nindiri, un sito a sud della capitale e minacciano di bloccare anche la discarica di Tipitapa, 20 chilometri a nord-est di Managua.






