La timida possibilità di una mediazione tra le autorità spiriturali tibetane e il governo di Pechino, che si era profilata nei giorni scorsi, si è chiusa con le notizie di convogli militari cinesi che sarebbero in viaggio verso Lhasa e le altre città tibetane. Nella capitale tibetana ci sono già almeno sei mila soldati cinesi e secondo testimonianze che riescono a bucare la censura imposta da Pechino, sono stati avvistati centinaia di mezzi militari in movimento verso il Tibet anche da altre province. Intanto, in India, a Dharmsala dove risiede il governo tibetano in esilio guidato dal Dalai Lama è arrivata una delegazione di parlamentari del congresso statunitense. Dopo l’incontro con il Dalai Lama, Nancy Pelosi, portavoce della camera dei deputati, ha chiesto un’indagine internazionale sulle accuse cinesi al governo in esilio e sulla repressione dei giorni scorsi, ma ha escluso un boicottaggio delle Olimpiadi. Un’altra marcia di esuli tibetani, inoltre, è in partenza dallo stato indiano del Bengala occidentale, con l’intenzione di arrivare fino al confine tra India e Tibet, a Nathula, nello stato indiano del Sikkim. La colonna, composta da alcune centinaia di esuli, dovrebbe arrivare alla frontiera lunedì, ma sembra che anche in questo caso le autorità indiane vogliano impedire l’ingresso degli esuli in Tibet, come già accaduto con la marcia che era partita da Dharmsala.
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