Il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrà decidere giovedì se inviare una forza di caschi blu–27 mila soldati–in Somalia al posto della forza di pace schierata, con scarsi risultati, dall’Unione africana. La situazione nel paese africano, però, è di nuovo sul punto di precipitare. Un anno e mezzo di intervento armato etiope non è bastato a consolidare il governo di transizione, che non ha alcun controllo su ampie zone del paese, né la forza di pace dell’Ua è riuscita a spegnere la guerriglia dei movimenti islamisti legati all’Unione delle corti islamiche che un anno e mezzo fa aveva riportato una parvenza di ordine a Mogadiscio. A pochi giorni dalla decisione dell’Onu, un cartello di 40 Ong, agenzie internazionali e associazioni di cooperazione descrive, in un allarme accorato, la situazione in Somalia: almeno 20 mila persone ogni giorno fuggono da Mogadiscio per cercare di salvarsi dagli scontri; un milione di persone sono rifiugiati interni e due milioni di persone hanno bisogno di aiuti internazionali per sopravvivere. Le quaranta organizzazioni che hanno promosso l’appello scrivono che «la situazione continua a peggiorare e i civili ne pagano le conseguenze»
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