«Come il governo cinese, senza alcun criterio, il governo turco sta cercando di bloccare la libertà di idee e di espressione», si legge in uno degli indirizzi nella rete oscurati da ieri in Turchia. A partire dal network internazionale di Indymedia, infatti, il governo turco ha bloccato l’accesso a siti web di libera informazione, di associazioni per la difesa dei diritti umani, o d’intrattenimento come Youtube, Wordpress, o DivXPlanet. La Telecomunication Communication Presidency, in un messaggio apparso al posto delle home page in questione, attribuiva il divieto ad un decreto del tribunale di Gaziantep, nel distretto di Araban, datato il 21 marzo. Ma quando alcuni avvocati hanno appurato l’inesistenza di tale decreto, il provvedimento é stato attribuito alla General Staff Presidency Military Court.
Ma i cyberdissidenti turchi, e l’Instabul media center, un gruppo di attivisti che dal 2003 cercano di rompere il muro d’informazione governativa, stanno già diffondendo le modalità per rendere possibile la fruizione ai canali mediatici soppressi. «E’ come uno struzzo che nasconde la testa sotto terra, si legge su Icm, tutto continua a funzionare come prima, ma siccome é meno visibile, si pensa che sia stato fermato. Non é questo il modo di risolvere i problemi, e speriamo di dimostrarlo al nostro governo. Su Internet la censura é tecnicamente impossibile». http://istanbul.bbm.indymedia.org






