Dopo i tentennamenti di Sarkozy, il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha annunciato che Angela Merkel non vi parteciperà. Precisando però che non si tratta di boicottaggio perché la presenza di politici tedeschi non è mai stata prevista. Intanto il Dalai Lama ha lanciato oggi da Nuova Delhi, per la seconda volta, un appello alle autorità cinesi per rilanciare un dialogo che possa mettere fine alla crisi in Tibet. «Anche oggi esprimo la mia volontà alle autorità cinesi di collaborare per portare pace e stabilità», ha detto il leader spirituale tibetano in un messaggio rivolto ai suoi «fratelli e sorelle cinesi».
Secondo il Dalai Lama, «il ritratto offerto dai media nazionali dei recenti avvenimenti in Tibet, con l’utilizzo di immagini ingannevoli e distorte, potrebbe gettare i semi di una tensione razziale con conseguenze imprevedibili a lungo termine. Questo è fonte di grande preoccupazione per me».
Oggi la polizia nepalese ha arrestato una quarantina di manifestanti dopo che un gruppo di studenti tibetani erano riusciti a entrare nel cortile di un edificio, situato nel cuore di Kathmandu, dove hanno sede uffici delle Nazioni unite. In arresto anche diciotto donne che manifestavano davanti alla sede Onu, cinque persone radunatesi nei pressi di un monumento buddhista. Human Rights Watch ha accusato il governo nepalese di aver prospettato il rimpatrio forzato agli esuli tibetani riparati oltre confine, e di «servirsi della minaccia della detenzione e della deportazione in Cina per mettere a tacere il dissenso pacifico».
Baema Chilain, vice presidente della Regione autonoma tibetana ha invece fatto sapere che non ci saranno rappresaglie contro i monaci buddhisti che ieri erano riusciti a superare gli sbarramenti e a raggiungere i 26 giornalisti stranieri cui, per la prima volta dall’inizio delle violenze, è stato consentito entrare in Tibet, in visita ‘guidata’ di tre giorni. «Quello che hanno affermato però non è vero» ha aggiunto il responsabile cinese. Nella capitale tibetana rimangono chiuse le porte di tutti i monasteri buddhisti, dove i seguaci del Dalai Lama sarebbero rinchiusi ormai da due settimane.






