In un’intervista trasmessa domenica dal canale satellitare Sky News, Khaled Meshaal, che si definisce «presidente politico» di Hamas, il movimento islamico di resistenza palestinese, ha dichiarato–tra le altre cose–che Gilad Shalit «è vivo e viene trattato bene». Shalit è il caporale israeliano rapito nel 2006 dai miliziani palestinesi di Gaza in uno raid oltre il confine. Un mese più tardi, a nord, Hezbollah condusse un’azione simile che portò al rapimento di altri due soldati israeliani, la cui sorte, però, è ignota. Hamas ha presentato al governo israeliano una lista di 450 prigionieri politici da liberare in cambio di Shalit. L’intervista, fatta a Damasco, dove Meshaal vive, è stata usata dal leader di Hamas anche per lanciare segnali politici, sia a Israele che all’Autorità nazionale palestinese. Meshaal ha ribadito l’offerta di colloqui con Abu Mazen, presidente dell’Anp, per cercare di risolvere lo scontro interno aperto dalle ultime elezioni politiche e dal golpe con cui Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, a giugno del 2007. Per Israele, invece, il messaggio è «tenere i civili fuori dal conflitto». Un modo per dire che i lanci di razzi su Sderot e Ashkelon potrebbero finire?






