Più che il reale risultato delle elezioni, in Zimbabwe cresce la paura per le possibili violenze che ne potrebbero conseguire. Mentre tardano ancora ad arrivare le stime ufficiali dei risultati, e la commissione elettorale non si sia ancora pronunciata, i due schieramenti procedono per linee parallele: da una parte l’opposizione del Movimento per il partito democratico ha annunciato oggi la sua vittoria, dall’altra il partito del presidente uscente Mugabe proclama la parità di risultato e il conseguente ballottaggio.
«Morgan Richards Tsvangirai è il prossimo presidente della Repubblica dello Zimbabwe, poiché ha raggiunto il 50,3 percento dei favori contro il 43,8 di Mugabe», ha annunciato il segretario democratico, mentre il partito di governo definisce questo atteggiamento «irresponsabile e pericoloso». Già nei giorni scorsi, infatti, aveva ammonito gli avversari contro la prematura diffusione dei risultati dei suffragi, gesto che potrebbe essere interpretato dalle forze di governo come tentativi di colpo di stato. Alcune fonti locali, inoltre, nei giorni scorsi parlavano di segreti accordi tra le due fazioni con la mediazione del Sudafrica, che porterebbero l’immunità per Mugabe e la vicepresidenza del paese ad un’esponente del suo partito, per garantire il controllo delle forze armate del paese, ancora fedeli al presidente in carica. L’indiscrezione è però stata smentita ieri da Tsvangirai.






