Bucarest: dentro e fuori il summit

Continua a Bucarest il vertice Nato, tra l’orgoglio di chi si sente finalmente parte di un «occidente avanzato», coloro che si godono i permessi lavorativi speciali erogati dal governo, e chi invece viene fermato, perquisito, interrogato solo perché in possesso di un coltellino svizzero, di uno zaino nero o di un abbigliamento poco consono all’atmosfera da «summit». Impegnata a licenziarsi da quell’immagine di arretratezza socio-economica a cui è stata legata fino a poco tempo fa, anche la Romania appare disposta in questi casi a limitare la libertà di espressione e di pensiero, impedendo ad attivisti stranieri di entrare nel paese, arrestando quasi 50 persone riunite in un capannone industriale vicino Bucarest per una manifestazione [mai iniziata], e censurando due siti antimilitaristi rumeni.
Le testimonianze degli arrestati parlano di brutali aggressioni nel tragitto fino alla caserma e di minacce di morte. Tutto questo per permettere a Bush di estendere il suo «protettorato democratico» anche sugli ex-paesi sovietici, come Albania e Croazia, formalmente invitate ad aderire alla Nato, di costruire un muro antimissile per difendere l’Europa dal medio-oriente, di rafforzare quantitativamente e qualitativamente le truppe in Afghanistan. E per il rifiuto dell’Europa nel far aderire anche Ucraina, Georgia e la Macedonia nel patto atlantico, il presidente Usa sarà ricompensato nel nuovo piano per l’Afghanistan, che sarà condiviso anche dalle Nazioni unite, Unione europea e Banca mondiale. E mentre Germania, Italia e Spagna rifiutano di accrescere i loro impegni militari, Francia e Canada promettono nuovi rinforzi.

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