«Ci vorrebbe un esorcista», questa è l’unica soluzione che vede il manager di Alitalia, Maurizio Prato, per salvare quella che definisce «un’azienda maledetta». Queste le sue ultime parole prima di dimettersi. Si è interrotta così la lunga trattativa per l’acquisto di Alitalia da parte di Air France-Klm, che ha lasciato ieri sera il tavolo delle trattatative dopo che i sindacati avevano presentato un «contropiano aziendale». I rappresentanti delle otto sigle sindacali [esclusa la Uil] hanno chiesto che non vengano chiuse le attività di cargo, la dismissione di un minor numero di aerei e che la Fintecna [proprietaria di Az servizi] diventi partner di Air France entrando nella ricapitalizzazione. A queste condizioni Spientta ha detto adieu. E la partita con i franco-olande si è chiusa. Era ieri il termine improrogabile per trovare un accordo sul contratto concluso tra Alitalia e Air France il 15 marzo scorso che aveva bisogno dell’ok dei sindacati.
A questo punto le prospettive che si aprono sono due. La prima sarebbe l’amministrazione straordinaria dell’azienda prevista dalla legge Marzano come aveva annunciato ieri il Ministro Padoa schioppa e la riduzione del personale del 40 per cento. L’altra è tenere in vita l’azienda fino a dopo le elezioni e cercare soluzioni alternative come il prestito ponte.
I sindacati chiedono un intervento dello Stato per salvare l’azienda. Silvio Berlusconi torna a fare appello all’orgoglio nazionale degli imprenditori italiani affinché investano una «fiche» per salvare la compagnia di bandiera. Il governo ha cercato stamattina di fare il punto sulla situazione per verificare se esistono ancora possibilità di accordo con i sindacati e anche Alitalia, orfana di Maurizio Prato, ha convocato le organizzazioni sindacali per domani alle 11.






