Domenica lo sciopero generale e le manifestazioni, con due cittadini uccisi dalla polizia egiziana. Lunedì l’annuncio: i Fratelli musulmani, la principale organizzazione di massa di opposizione al regime del presidente Hosni Mubarak, hanno deciso di boicottare il voto amministrativo fissato per martedì 8. La decisione è dovuta al fatto che il governo ha ammesso nelle liste per le elezioni amministrative appena una ventina di candidati «indipendenti» legati ai Fratelli musulmani, che invece avevano presentato centinaia di candidati in quasi tutto il paese. Da mesi la polizia è in azione per arrestare o incriminare i membri della Fratellanza, e in questo modo privarli della possibilità di partecipare alle elezioni. Una tattica «preventiva» che serve al regime per evitare che la protesta sociale maturata negli ultimi mesi [scioperi degli operai tessili, proteste contro il caro vita] trovi uno sbocco istituzionale e politico in grado di minacciare il governo. Il Partito democratico nazionale del presidente Mubarak, invece, ha candidati per tutti i 52 mila seggi in ballo e nel 90 per cento di essi non c’è un candidato concorrente.
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