C’è attesa negli Usa per il rapporto che i comandanti in capo delle forze in Iraq devono presentare oggi davanti alla Commissione esteri del senato. C’è attesa perché, oltre al merito del rapporto, che sarà moderatamente «ottimista» rispetto alla situazione nel paese, nella Commissione siedono i tre candidati presidenziali, il repubblicano John McCain e i due rivali democratici Hillary Clinton e Barack Obama. Più delle risposte dei generali, che descriveranno la situazione dopo l’aumento delle truppe deciso qualche mese fa, sono le domande dei futuri inquilini della Casa bianca ad essere oggetto di attenzione. Petraeus, il comandante delle forze statunitensi in Iraq, difenderà la sua strategia e dirà che entro il mese di luglio si potrebbe arrivare a riportare le truppe al livello precedente l’aumento. Non ci sono date, invece, per il possibile ritiro completo. McCain continua a difendere la presenza militare statunitense in Iraq per un tempo «indefinito», mentre Barack Obama, che a suo tempo si era opposto alla guerra, sostiene la riduzione delle truppe anche se non si spinge a indicare una data per la fine dell’occupazione. L’ottimismo del generale Petraeus, comunque, viene smentito dagli scontri delle scorse settimane tra l’esercito regolare iracheno e le milizie dell’esercito del Mahdi, a Bassora, Sadr city e in altre città dell’Iraq, ma anche dal numero dei caduti statunitensi, ormai oltre 4 mila.






