Chi credeva che Robert Mugabe uscisse di scena in silenzio e a capo chino, non conosceva il carattere del presidente in carica da 28 anni, ancora al comaando delle forze armate del paese. Dopo gli arresti dei giorni scorsi di giornalisti stranieri, sul posto per studiare da vicino la complessa situazione politica, e rilasciati solo oggi sotto cauzione, la polizia dello Zimbabwe ha accusato almeno cinque ufficiali della commissione elettorale con l’accusa, ovviamente, di frode e di abuso di potere: insomma di brogli, che in cifre si tramutano in almeno cinquemila voti sottratti al presidente uscente. Intanto nelle campagne si respira di nuovo l’aria da liberazione post colonialista di quando Mugabe lottò per i diritti del paese: inni patriottici, esercito in gran tiro, e sessanta proprietari terrieri bianchi cacciati dalle fattorie ed espropriati dalle proprie terre.






