La torcia olimpica è in Argentina, a Buenos Aires dove gli attivisti hanno promesso «azioni a sorpresa». E dall’Australia e il Giappone, le autorità hanno fatto sapere che saranno solo loro a garantire il buon svolgimento della staffetta olimpica, senza l’intervento dei controversi «uomini blu», la squadra cinese di protezione della fiaccola, contestata a Londra, Parigi e San Francisco per i metodi poco pacifici nei confronti dei manifestanti pro-Tibet.
Intanto, dopo Gordon Brown, anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-Moon ha annunciato che non parteciperà alla cerimonia di apertura dei Giochi. Per questioni di agenda però, di cui le autorità cinesi sarebbero state informate tempo fa. Dal presidente pakistano Pervez Musharraf è arrivato oggi, secondo i media cinesi, la condanna di «ogni tentativo di politicizzare i giochi olimpici di Pechino e a ogni azione distruttiva nei confronti di questo evento». Il Pakistan, ha aggiunto, sarà a fianco della Cina per «combattere contro i terroristi e le forze estremiste». Ieri le autorità cinesi hanno dichiarato di aver arrestato 35 sospetti con l’accusa di pianificare attentati da compiere durante le olimpiadi ad agosto.
Oggi il Dalai Lama è arrivato negli Stati uniti per una serie di incontri sulla spiritualità, ma non è escluso che nei cinque giorni di visita ci siano faccia a faccia con politici americani. Mercoledì scorso il Congresso ha approvato due risoluzioni di condanna per la repressione cinese in Tibet e per chiedere alle autorità di Pechino di aprire un dialogo direttamente con il Dalai Lama.
In Europa invece, secondo un sondaggio, il 67 per cento dei francesi e il 39 per cento dei norvegesi sarebbero favorevoli al boicottaggio dell’inaugurazione delle Olimpiadi.






