La Campagna di solidarietà per il popolo tibetano ha lanciato una petizione nell’ambito di Fa’ la cosa giusta!. L’appello chiede al governo italiano di adoperarsi affinché Pechino riconosca i diritti politici, sociali e culturali delle minoranze. «Il nostro scopo non è solo far conoscere la cultura del Tibet – spiega Choephel Tamding, dell’associazione Tibet culture house, che, insieme all’associazione Italia Tibet e Students for Tibet, promuove la Campagna – ma convincere la cittadinanza italiana a dare sostegno al nostro popolo». A fine maggio, la Campagna promuove una marcia per la pace che conta, fino ad ora, l’adesione di 135 comuni. La marcia partirà da Cologno Monzese per raggiungere piazza Duomo a Milano, dove ci sarà un momento di preghiera per la pace in Tibet e in Birmania. Poi il corteo ripartirà verso Como e, al confine, ci sarà l’incontro con la comunità tibetana in Svizzera. «Andremo davanti alla sede del Comitato olimpico internazionale di Losanna – spiega Choephel Tamding – chiederemo di parlare con i membri del Cio e, se necessario, metteranno in atto lo sciopero della fame».
Nel frattempo, la fiaccola olimpica ha fatto tappa domenica 13 aprile a Dar es Salaam, in Tanzania, dove non si sono verificati incidenti e nell’Oman, dove si svolge l’unica staffetta in Medioriente. Non dovrebbero verificarsi incidenti, nonostante ciò un importante dispositivo poliziesco è stato dispiegato. Martedì mattina, la torcia lascerà Mascata per Islamabad.
Secondo un sondaggio Ipsos, il 67 per cento dei tedeschi sono contrari al boicottaggio della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino 2007, proprio come i loro politici. 43 per cento temono infatti che l’eventuale boicottaggio abbia consequenze negative per la Germania e la sua economia. 24 per cento delle persone interrogate hanno però dichiarato che non guarderanno i Giochi olimpici in tv a causa della violenta repressione cinese in Tibet.
Dal suo viaggio negli Stati uniti, il Dalai Lama ha ribadito che è pronto a dimettersi dall’incarico di leader del governo tibetano in esilio se gli episodi di violenza in Tibet dovessero intensificarsi fino a diventare incontrollabili. «Se gli episodi di violenza non saranno più controllabili allora l’unica possibilità saranno le mie dimissioni», ha spiegato il leader spirituale dei buddisti durante una conferenza stampa. «Se la maggior parte delle persone commettono atti di violenza mi dimetterò». Quando scoppiarono le violenze in Tibet, a marzo, il governo cinese accusò il Dalai Lama di essere all’origine delle rivolte di Lhasa e del resto del Tibet, all’interno di una più vasta manovra per l’indipendenza e per sabotare le Olimpiadi di Pechino.






