Secondo il ‘New York Times’ la Guardia costiera americana starebbe monitorando gli avvenimenti in corso ad Haiti nell’eventualità che possano sfociare in una nuova ondata migratoria.
Nel frattempo, anche in India ci sono proteste contro il carovita. Sono in sciopero almeno 15 mila lavoratori delle fabbriche tessili nel sobborgo di Fatullah, area industriale a una ventina di chilometri a Dakha, dove nei giorni scorsi c’erano state proteste violente per il carovita finite con il ferimento di una cinquantina di persone, in gran parte poliziotti. Gli operai «dicono che non torneranno a lavorare fino a quando i proprietari delle fabbriche non aumenteranno i salari. Sostengono che con le paghe attuali non riescono più a coprire i costi per il cibo» ha detto il capo della polizia locale a fonti di stampa internazionale.
Lo stipendio minimo sindacale di un operaio tessile è di circa 1700 takha [15 euro] al mese e la paga raramente supera i 2000 takha [19 euro], mentre un chilo di riso è arrivato a costare 35 takha [31 centesimi di euro] in un paese dove la maggior parte delle famiglie già spende il 70 per cento del reddito in cibo. La settima a scorsa, in seguito a proteste anche con atti vandali e scioperi, i proprietari di alcune fabbriche hanno accettato di aumentare gli stipendi di 200-250 taka [due-tre euro al mese]. Gli industriali giustificano la loro resistenza agli aumenti salariali con il taglio dei prezzi dei prodotti tessili bangladesi sul mercato internazionale.






