Appello da Oaxaca contro l'impunità

Pubblichiamo le conclusioni dell’assemblea dei popoli, le organizzazioni, i collettivi e i gruppi riuniti nella città di Oaxaca nel Foro statale per la difesa dei diritti dei popoli di Oaxaca, provenienti da tutte le regioni del nostro Stato e contando anche sulla presenza solidale di osservatori nazionali e internazionali.

Dichiariamo:

Che a Oaxaca governa una mafia, che utilizza le risorse pubbliche a proprio beneficio, che promuove la privatizzazione delle terre, dell’acqua, delle risorse forestali e minerarie e che utilizza in maniera aperta la violenza e la repressione per frenare la giusta lotta dei nostri popoli.

Che la miseria, l’ingiustizia e la violenza che subisce il popolo oaxacachegno è prodotto di un sistema di caporalato mafioso protetto dal
governo federale. A Oaxaca viviamo in uno stato d’eccezione dove le garanzie costituzionali e i diritti umani sono costantemente violati dagli stessi governanti.

Che condanniamo energicamente l’assassinio e la detenzione dei rappresentanti indigeni e del movimento cittadino e manifestiamo la nostra indignazione e condanna per i recenti omicidi di Felicitas Martinez, Teresa Bautista, Placido Lopez Castro, Lauro Juarez e Rosalino Diaz ed esigiamo il pieno chiarimento di questi crimini e il castigo dei colpevoli materiali e intellettuali dei medesimi.

Che esigiamo il rispetto della terra e delle risorse naturali proprietà dei nostri popoli indigeni, ratifichiamo il nostro diritto di consulta davanti ai mega-progetti e reclamiamo la fuoriuscita dalle nostre terre delle imprese elettriche, minerarie, turistiche e forestali
multinazionali.

Che reclamiamo il rispetto delle radio comunitarie e la fine della persecuzione che attuano i vari caciques [capi mafia locale, ndt] del Pri,
i militari e i funzionari federali. Esigiamo che venga rispettato il diritto dei popoli indigeni alla libera espressione e all’utilizzo dei mezzi di comunicazione per difendere il nostro patrimonio e la nostra cultura.

Che con il pretesto della guerra al narcotraffico, le differenti regioni del nostro stato sono state militarizzate, il che significa la costante violazione ai diritti umani della popolazione indigena. Queste operazioni militari provocano paura e cercano di intimidire le richieste
delle nostre comunità. Le violazioni dei diritti umani raggiungono anche i nostri fratelli e sorelle centroamericani che hanno bisogno di attraversare il nostro paese.

Che una debolezza nella lotta dei nostri popoli è l’assenza di organizzazione e l’isolamento, per questo siamo d’accordo che è
necessario creare un’alleanza tra i nostri popoli e le nostre organizzazioni basata sui principi, sulla storia e sui costumi comunitari
dei nostri popoli; un’alleanza indipendente da tutti i partiti politici, senza burocrazia né leader, un’alleanza costruita dal basso dove le
donne e gli uomini siano rispettati. Un’alleanza che ci aiuti a frenare la repressione, che ci permetta di difendere il nostro patrimonio e cultura, e che ci aiuti a raggiungere l’autonomia dei nostri popoli.

APPELLO

Facciamo un appello urgente alle organizzazioni e gruppi, indigeni, di donne, dei diritti umani di Oaxaca, Messico e a livello internazionale affinché l’assassinio delle nostre compagne Teresa Bautista e Felicitas non resti impunito, ed e’ per questo che vi sollecitiamo di unirvi alla nostra richiesta che sia la Procura Specializzata per l’attenzione ai delitti contro i giornalisti che realizzi l’indagine sopra questo crimine che ci indigna.

Facciamo appello ad accompagnare in forma solidale la lotta di resistenza del Municipio Autonomo di San Juan Copala, di San Pedro Yosotatu, Chalcatongo, San Juan del Rio e El Pipila seriamente minacciati dal governo di Ulises Ruiz e dalle bande di pistoleri che operano in queste regioni con la protezione del governo statale. Reclamiamo la punizione degli assassini Andres Castro Garcia e Inocente Castro Victoria, autori intellettuali del crimine contro il nostro compagno Placido Lopez.

A impulsare con rinnovato brio la lotta per la liberazione dei nostri compagni prigionieri politici: Pedro Castillo Aragon, Flavio Sosa, Miguel
Juan Hilaria, Adan Mejia, Miguel Angel Garcia, Victor Hugo Martinez, Roberto Cardenas Rosas, Reynaldo Martinez Ramirez, Constantino Hilario Castro, Homero Castro Lopez, Juliantino Martinez Garcia. Lottare per la fine delle persecuzione contro i nostri compagni e per la cancellazione delle centinaia di mandati di cattura che sono stati emessi contro i rappresentanti comunitari, della zona mixteca, Sierra Juarez, Valles Centrales, La Cuenca e l’Istmo de Tehuantepec.

Manifestiamo che i diritti delle donne devono essere rispettati, ed è per questo che esigiamo la fine delle violenze di genere, che sia depenalizzato a livello nazionale l’aborto e che l’equità di genere sia una delle richieste centrali del movimento sociale.

Di fronte la difficile situazione che vive il popolo di Oaxaca, facciamo un appello fraterno e rispettoso ai villaggi, ai quartieri, alle barricate, alle organizzazioni, ai sindacati, a gruppi di donne, alle Ong, ai giovani, agli artisti, agli intellettuali per ricostruire l’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca sotto gli stessi principi che gli dettero vita, basati sull’autonomia, l’indipendenza, il collettivismo, il consenso ed il rispetto. La APPO non deve essere patrimonio di nessun gruppo politico, né il suo consiglio, né uno spazio settario di leaders. La Appo deve recuperare il suo carattere di assemblea, dove sia rispettata la diversità, dove siano riconosciuti la voce e i diritti delle donne, dove le decisioni si prendano per consenso e che abbia un programma di lotta completo che permetta al nostro popolo la difesa effettiva dei propri diritti. Solo una APPO forte potrà affrontare la barbarie nella quale viviamo noi popolo di Oaxaca.

Adesso basta con le spoliazioni, adesso basta con l’impunità, mai più morte.

Scritto a Oaxaca de Juarez, la città della dignità e della resistenza, il giorno in cui ricordiamo la morte di Emiliano Zapata, 10 aprile 2008.

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