L'Ecuador diventa uno stato plurinazionale

La nuova costituzione del paese andino riconosce il valore e il ruolo dei popoli e della cultura indigeni. Un cambiamento frutto di decenni di lotte dei movimenti indigeni.

E’ di pochi giorni fa la notizia che i parlamentari ecuadoriani di Alleanza Paese, assieme ai parlamentari del Movimento Pachakutik e del Movimento Popolare Democratico, hanno deciso in via definitiva di riconoscere in sede costituente la natura plurinazionale e interculturale dell’Ecuador, che viene definito nella nuova Costituzione del Paese come «stato plurinazionale, unico ed indivisibile».
Si tratta di una lotta che le popolazioni indigene non solo ecuadoriane, ma di tutto il continente americano [che gli indigeni chiamano Abya Yala] portano avanti da decenni, in difesa del proprio diritto all’autodeterminazione ed all’autogoverno. La stessa lotta sostenuta dai movimenti sociali ed indigeni in Bolivia, durante i mesi di trattative in seno all’assemblea costituente. Mesi intensi che hanno prodotto il nuovo testo costituzionale che sarà sottoposto il 4 maggio prossimo all’approvazione del popolo.
Anche in Ecuador uno dei temi centrali dell’assemblea costituente lanciata dal governo del presidente Rafael Correa è stata la definizione del tipo di stato e del suo fondamento sociale, dal quale derivano i distinti sistemi di organizzazione statale, ivi incluso religione, idioma, simboli.
Nel 1986 fu presentata al Congresso ecuadoriano la prima proposta di riforma della costituzione, presentata con la mediazione del Partito socialista, che proponeva di dichiarare l’Ecuador stato plurinazionale, promuoveva l’educazione interculturale bilingue e prevedeva il riconoscimento della medicina e delle autorità indigene e del quichua come lingua ufficiale. Nonostante la non approvazione di questa proposta, i suoi contenuti divennero la piattaforma delle istanze politiche del movimento indigeno.
Nel giugno 1990 la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador [Conaie], organizzò e realizzò le cosiddette mobilitazioni dell’Inti Raymi che misero in subbuglio il paese per diversi giorni. Le mobilitazioni segnarono l’inizio di un nuovo momento storico per i popoli originari ecuadoriani che divennero protagonisti della realtà sociale e politica del Paese e rafforzarono la richiesta di dichiarare il paese stato plurinazionale.
Il tema era strettamente vincolato ad un’altra istanza del movimento indigeno: la necessità di una riforma strutturale del settore agricolo che vada al di là di una semplice riforma agraria, e che coinvolga anche il diritto al territorio, all’acqua, all’accesso a mercato.
La natura plurale del paese si è manifestata con chiarezza nel momento in cui il movimento indigeno è divenuto un attore centrale nella vita politica e sociale. In questo contesto, in riconoscimento dello stato plurinazionale, che non può che essere unitario nella sua diversità, permette di assumere definitivamente questa realtà che coinvolge anche altri popoli dimenticati, come ad esempio gli afrodiscendenti, rafforzando la democrazia partecipativa.

Secondo i movimenti sociali ecuadoriani «lo Stato plurinazionale assume una forma democratica di condivisione e convivenza a tutti i livelli, che si esprime nella interculturalità. Senza Stato plurinazionale e quindi senza il riconoscimento di molti aspetti sociali del paese, la garanzia ed il rispetto del diritto di tutti all’autodeterminazione perde ogni contenuto».
Si è spesso argomentata l’opposizione al riconoscimento della natura plurinazionale dell’Ecuador con l’incompatibilità tra «plurale» e «unitario». In verità tale riconoscimento ha nella cittadinanza ecuadoriana il vincolo fondamentale che rende unitario lo Stato dell’Ecuador. Tutti e tutte sono cittadini ecuadoriani nonostante provengano da diverse realtà e popoli. Le risorse naturali non rinnovabili sono proprietà dello stato e non delle diverse nazionalità, però le comunità danneggiate dall’estrazione delle risorse hanno diritto costituzionale ad essere consultate su ogni attività che comporta conseguenze dirette nella vita degli abitanti.
Si tratta di un passo di fondamentale importanza nella lotta che i movimenti indigeni portano avanti per veder riconosciuti i propri diritti all’autogoverno ed alla difesa dei territori. I movimenti indigeni ecuadoriani, con in testa Ecuarunari e la Conaie, hanno dichiarato: «Questa notizia ci motiva ancora di più a continuare a lottare per la difesa della nostra sovranità e per fermare l’ingerenza del governo nordamericano, del Plan Colombia, dei Trattati di Libero Commercio. Recuperiamo la sovranità economica, politica, militare della nostra terra continuando a difendere le nostre risorse naturali».
Un buon risultato da portare a Lima, dove a maggio i popoli indigeni di Abya Yala si riuniranno per confrontarsi sulle alternative ai Trattati di libero scambio con l’Europa e per concertare le strategie di integrazione continentale. Uno dei punti centrali della discussione sarà appunto quello dei processi costituenti che interessano i paesi dell’America latina e dei principi posti a fondamento delle nuove costituzioni.

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