Quasi in contemporanea, le due principali organizzazioni mondiali per la difesa dei diritti umani hanno accusato ieri, in due nuovi rapporti, l’esercito israeliano di essere permeato da una cultura dell’impunità «che contribuisce all’uso indiscriminato ed eccessivo della forza». A conferma delle accuse, anche martedì, nella Striscia di Gaza, i soldati israeliani sono entrati in azione, appoggiati dagli elicotteri d’attacco. I combattimenti, ancora una volta, si sono concentrati attorno alla zona di frontiera tra la Striscia e Israele, dove i miliziani palestinesi–pare della Jihad islamica–avrebbero ingaggiato le truppe israeliane. Tre miliziani sono stati uccisi. Gli attacchi contro i posti di frontiera si sono intesficati negli ultimi giorni, come estremo tentativo di alleviare l’assedio contro la Striscia di Gaza. L’eco dei combattimenti sovrasta le polemiche e le precisazioni seguite alla dichiarazione dell’ex presidente statunitense Jimmy Carter che ieri in una conferenza stampa a Gerusalemme aveva detto che «Hamas è pronta a riconoscere il diritto di Israele a vivere in pace come vicino» del futuro stato palestinese. Khaled Meshaal, leader di Hamas, dal suo esilio in Siria ha precisato che Hamas non ha intenzione di riconoscere Israele, ma che è pronta a offrire una tregua decennale se Israele rientra nei confini del 1967 e riconosce Gerusalemme est come capitale dello stato palestinese.






