In Colombia sono ventidue i sindacalisti uccisi dall’inizio dell’anno a oggi, un aumento del 77 per cento rispetto ai primi mesi del 2007.
Ultima vittima Jesùs Caballero, sotto sequestro dal 16 aprile e ritrovato senza vita in una strada di un villaggio a nord di Bogotà, con evidenti segni di tortura. Caballero, dirigente del sindacato «Servicio Nacional de Aprendiaje», aveva ricevuto numerose minacce dopo essere stato tra i promotori della manifestazione del 6 marzo contro paramilitari di estrema destra e contro le morti di stato.
Nonostante il 97 percento di questi omicidi rimanga impunito, Uribe ha messo una taglia sugli artefici del gesto, dichiarando che il fine dei guerriglieri è di «screditare il paese e impedire l’approvazione del trattato di libero commercio con gli Usa». Intanto in una zona rurale nella località di Anori, grazie alla mediazione della Croce Rossa internazionale, sono stati liberati due soldati, rapiti il nove marzo scorso dall’esercito di Liberazione nazionale.






