La fiaccola scortata dalle «guardie in blu»

Dall’Indonesia con un volo militare, la fiaccola olimpica è arrivata oggi a Melbourne, in Australia. Ancor prima di toccare il suolo australiano le proteste dei manifestanti pro-tibetani erano già iniziate. Cinque di loro sono stati arrestati mentre tentavano di affiggere striscioni pro-Tibet.
Ben altre contestazioni si temono tuttavia per domani a Canberra, quando la fiaccola attraverserà la città per la rituale staffetta. Metà degli agenti in forza alla polizia cittadina sono già mobilitati per difenderla e, come è ormai divenuta una imbarazzante consuetudine, il percorso è stato abbreviato per limitare i rischi.

Sulla sicurezza della torcia olimpica tra Australia e Cina è scoppiata la polemica. Oggetto del contenzioso le cosiddette «guardie blu», la scorta inviata dalla Cina a seguire la torcia per difenderla. In una conferenza stampa convocata per l’arrivo della fiaccola il capo della polizia di Canberra, ha messo subito in chiaro che la sicurezza della fiamma di Olimpica sarà affidata esclusivamente ai propri sottoposti, e che agli «impassibili agenti cinesi in tuta sportiva e occhiali da sole non sarà riconosciuta alcuna prerogativa». Il funzionario cinese al seguito della torcia, quasi prendendosi gioco dell’interlocutore, ha risposto che le «guardie possono rispondere a qualsiasi minaccia improvvisa e che comunque non sono armate».
Le «guardie in blu» sono solo un aspetto «folkloristco» ma allo stesso tempo strategico della propaganda cinese nel mondo al seguito della Fiaccola olimpica. Il Sydney Morning Herald oggi racconta di come migliaia di cinesi in Australia siano stati chiamati a raccolta per difendere la fiaccola olimpica. L’ambasciata cinese starebbe reclutando volontari per formare un muro umano che protegga la torcia dai manifestanti. Uno studente attivista di Canberra, ha detto al quotidiano di prevedere l’arrivo nella capitale federale di oltre 10 mila cinesi patriottici in occasione dell’arrivo della fiaccola.

Intanto sul fronte europeo si intravedono segnali distensivi nei rapporti tra Francia e Cina. Dopo il passaggio turbolento della fiaccola a Parigi
e i conseguenti appelli al boicottaggio lanciati durante le manifestazioni davanti ai magazzini francesi Carrefour in Cina, il clima comincia a distendersi. Il ministero degli esteri francese si è distanziato dalla scelta del comune di Parigi di concedere la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Ma la diplomazia francese si è spinta molto oltre. Per ricordare quanto siano buone e di lunga data le relazioni tra Parigi e Pechino, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha pensato bene di inviare al suo omologo cinese, Hu Jintao, una biografia del generale de Gaulle, il cadeau sarà consegnato dall’ex premier Jean-Pierre Raffarin accompagnato da una lettera di Sarkozy e un messaggio dell’ex presidente Jacques Chirac, amico di lunga data della Cina. Pechino risponde positivamente alle mosse francesi, per ricucire i rapporti. I media cinesi hanno pubblicato oggi una dichiarazione del ministero del commercio che difende la società francese Carrefour, dichiarando che per quanto «incoraggiante e toccante» ogni tipo di boicottaggio di larga scala avrebbe danneggiato i lavoratori e le compagnie cinesi oltre a provocare una reazione simile in Europa contro i prodotti cinesi.

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