I due fronti della crisi libanese

Il consiglio dei ministri libanese è rimasto riunito fino all’alba per cercare di trovare se non una soluzione almeno una risposta alla doppia crisi del paese dei cedri. Alle polemiche politiche causate dalle rivelazioni del quotidiano filogovernativo An-Nahar sull’esistenza di un network di comunicazioni segrete di Hezbollah, si è aggiunta la minaccia di uno sciopero generale, domani, convocato per protestare contro il caro vita. Il governo ha deciso di aumentare lo stipendio minimo di alcune categorie di dipendenti pubblici e di eliminare le tasse sui beni di prima necessità. Ma lo sciopero di domani, nonostante la precaria situazione economica libanese, ha molto più a che vedere con le divisioni tra il governo flio-occidentale e l’opposizione guidata da Hezbollah. Il partito sciita ha detto che il network di comunicazioni è parte del suo arsenale, per difendere il paese, e quindi non può essere toccato. A fianco di Hezbollah il generale cristiano Michel Aoun, che ha lanciato lo sciopero di domani. Si attendono manifestazioni nella capitale Beirut, che ancora una volta sarà presidiata dall’esercito.

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