Noi non celebreremo

Il 30 aprile il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato una lettera firmata da oltre cento esponenti della comunità ebraica britannica per spiegare perché l'anniversario della fondazione di Israele non è da festeggiare. Ecco il testo.

A maggio, le organizzazioni ebraiche celebreranno il 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele. Ciò è comprensibile nel contesto di secoli di persecuzione culminati nell’Olocausto. Tuttavia, noi siamo Ebrei che non celebreranno. Sicuramente ora è tempo di riconoscere la storia degli altri, il prezzo pagato da un altro popolo per l’antisemitismo europeo e le politiche di genocidio di Hitler. Come ha messo in evidenza Edward Said, ciò che l’Olocausto è per gli Ebrei, lo è la Naqba per i Palestinesi.
Nell’aprile 1948, lo stesso mese dell’infame massacro di Deir Yassin e dell’attacco di mortai contro i civili palestinesi nella piazza del mercato di Haifa, il Piano Dalet entrò in funzione. Ciò autorizzò la distruzione di villaggi palestinesi e l’espulsione della popolazione indigena dai confini dello Stato. Non non celebreremo.
Nel luglio 1948, 70.000 Palestinesi furono cacciati dalle loro case a Lydda e a Ramleh nel periodo più caldo dell’estate senza cibo né acqua. Morirono a centinaia. E’ nota come la Marcia della Morte. Noi non celebreremo.
In tutto, 750.000 Palestinesi divennero rifugiati. Circa 400 villaggi vennero cancellati dalle mappe. La pulizia etnica non termino lì. Migliaia di Palestinesi [cittadini israeliani] furono espulsi dalla Galilea nel 1956. Molte migliaia in più quando Israele occupò la Cisgiordania e Gaza. Secondo il diritto internazionale e sulla base della risoluzione Onu 194, i rifugiati di guerra hanno il diritto al ritorno o alla compensazione. Israele non ha mai riconosciuto tale diritto. Noi non celebreremo.
Noi non possiamo celebrare l’anniversario della nascita di uno Stato fondato sul terrorismo, sui massacri e sulla spoliazione della terra di un altro popolo. Non possiamo celebrare l’anniversario della nascita di uno Stato che ancora adesso è impegnato nella pulizia etnica, che viola il diritto internazionale, che infligge una mostruosa punizione collettiva alla popolazione civile di Gaza e che continua a negare ai Palestinesi i diritti umani e le aspirazioni nazionali.
Noi celebreremo quando Arabi ed Ebrei vivranno da eguali in un pacifico Medio Oriente.

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