La protesta contro il governo di Fuad Siniora si trasforma in guerriglia urbana. Sostenitori del governo e dell'opposizione si danno battaglia sulla Corniche: almeno 13 persone ferite. Bloccato per ore l'aeroporto internazionale. L'esercito interviene contro le barricate
E’ dovuto intervenire l’esercito per liberare la strada che porta all’aeroporto internazionale di Beirut, dove da questa mattina gli aerei non potevano più atterrare. Solo dopo mezzogiorno, tre aerei sono riusciti a guadagnare la pista, in una città in cui l’incubo della guerra civile è tornato a farsi più vivo che mai. Doveva essere la giornata dello sciopero contro il caro vita, e contro la politica economica del governo guidato dal partito Musatqbal, quello di Saad Hariri, figlio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, ucciso in un attentato il 14 febbraio di tre anni fa. Ma già questa mattina, attorno alle 10, la Federazione generale dei sindacati libanesi aveva annullato la manifestazione che avrebbe dovuto chiedere le dimissioni del governo e un aumento generalizzato degli stipendi. Ieri il governo presieduto da Fuad Siniora aveva deciso di andare incontro alle richieste dei sindacati, ma gli aumenti di stipendio per i dipendenti pubblici decise in un tesissimo consiglio dei ministri durato fino all’alba non avevano soddisfatto i sindacati, che avevano quindi confermato lo sciopero. Il corteo dei sindacati sarebbe dovuto partire da piazza Babir, per proseguire lungo la Corniche Mazraa, il lungomare della capitale libanese, fino al quartiere di Hamra, dove ha sede la Banca centrale. Nello stesso tempo, un’altra manifestazione, convocata dal generale Michel Aoun avrebbe dovuto attraversare un’altra zona della capitale per chiedere le immediate dimissioni del governo Siniora, considerato illegittimo dal cartello di opposizione, che comprende, oltre al partito di Aoun, anche il partito sciita di Hezbollah.
La tensione era nell’aria già da ieri e l’esercito libanese era stato schierato in diversi punti della capitale per evitare scontri tra i sostenitori del governo e quelli dell’opposizione. Proprio sulla Corniche, invece, sono iniziati gli scontri, con sassaiole e risse tra i sostenitori di Hariri e quelli di Hezbollah. Lo sciopero ha seguito in parte la mappa «etnica» della capitale libanese, con i quartieri cristiani e sunniti che hanno ignorato la protesta, anche se molte scuole erano comunque rimaste chiuse a causa delle difficoltà nei trasporti pubblici. Sulla Corniche, intanto, dai sassi e bastoni si è passati alle granate. Un’esplosione ha travolto un gruppo di sostenitori dell’opposizione e ha causato il ferimento di almeno cinque persone. Nel resto della città, i militanti di Hezbollah e dell’altro partito sciita Amal avevano iniziato a bloccare strade con barricate improvvisate di copertoni dati alle fiamme. Anche la strada per l’aeroporto è rimasta interrota per alcune ore, fino a quando l’esercito non è riuscito a eliminare le barricate. Trentadue voli sono stati cancellati.
Il resto della giornata è un susseguirsi di notizie confuse rilanciate dalle agenzie internazionali e dall’emittente panaraba al Jazeera. Scontri a fuoco, con armi automatiche e granate, sono stati segnalati in diversi quartieri della città, come Noueiri, Ras al Nabae e Wata al Musaitbeh. Non ci sono ancora notizie di vittime, ma molte ambulanze–segnala al Jazeera–fanno la spola verso gli ospedali cittadini. L’esercito sarebbe riuscito a riprendere il controllo della zona ovest della città, mentre nella zona sud della capitale, roccaforte di Hezbollah, lo sciopero è riuscito perfettamente. Una sede del Mustaqbal è stata attaccata da militanti dell’opposizione e tre persone sono rimaste ferite. Feriti anche alcuni fotografi, giornalisti e cameraman che stavano documentando gli scontri sulla Corniche.
La giornata di scontri rischia di lasciare il passo a una notte ancora più tesa e di rendere ingovernabile la crisi che da novembre scorso ha paralizzato le istituzioni libanesi. I partiti non sono mai riusciti a trovare un accordo per l’elezione di un presidente della repubblica, dopo la scadenza del mandato di Emile Lahoud, il 17 novembre del 2007.
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