Beirut trattiene il fiato dopo gli scontri

Secondo giorno di tensione altissima nella capitale libanese. Dopo gli scontri di ieri tra sostenitori del governo di Fuad Siniora e quelli del cartello delle opposizioni, guidato dal partito sciita Hezbollah, anche oggi ci sono stati blocchi stradali e proteste. L’esercito è schierato lungo la strada che separa il centro della capitale dai sobborghi sciiti del sud, roccaforte di Hezbollah. In molti quartieri gli abitanti hanno creato dei posti di blocco per controllare l’accesso. Non ci sono stati scontri, questa mattina, e la città sembra restare con il fiato sospeso: negozi e scuole sono chiusi, come anche l’aeroporto internazionale. Nel pomeriggio sono previsti due discorsi contrapposti, quello di Saad Hariri, leader del partito Mustaqbal e della coalizione di governo, e quello di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah. Intanto, però, la stampa araba parla apertamente di guerra civile e l’Arabia saudita ha accusato Hezbollah di fomentare la discordia interna per fare gli interessi dell’Iran. Hezbollah, da parte sua, ha accusato il governo e la coalizioine di Hariri di lavorare per conto di Israele e degli Stati uniti. Potrebbe essere l’ennesima prova di forza di un braccio di ferro che dura dall’autunno dello scorso anno. Ma potrebbe essere anche l’anticamera di una nuova tragedia di cui gli scontri di ieri [almeno un morto e una dozzina di feriti] sono stati solo un anticipo.

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