Il voto amministrativo e politico in Serbia visto dall'enclave di Gracanica, vicino Pristina, in Kosovo. Una giornata particolare in una città simbolo della convivenza difficile, ma possibile. Reportage di Raffaele Coniglio.
Giorno importante questo 11 maggio 2008 per la Serbia e i destini del Kosovo. I cittadini serbi – della Serbia e del Kosovo – sono alle prese con questa nuova scadenza elettorale per rinnovare il Parlamento e le amministrazioni locali. Una doppia scadenza tutta incentrata su temi legati al destino dell’integrità territoriale della Serbia, al suo futuro e all’indipendenza del Kosovo rifiutata da Belgrado che hanno acceso una campagna elettorale altrimenti poco emozionante. Per il modo in cui sono giunte queste elezioni – dimissioni del governo di Vojslav Kustunica proprio dopo l’autoproclamata indipendenza del Kosovo – la partita è stata molto seguita tra i cittadini serbi kosovari. Anche Unmik, seppur ancora in mezzo ai tanti problemi di management venuti a galla dopo i recenti scontri di Mitrovica, si è fatta sentire. E’ da un mese che Joachim Rucker, massimo rappresentante Unmik, dopo una fase iniziale di titubanza e non-decisione, continua a ribadire giorno per giorno che, sebbene i serbi del Kosovo siano considerati idonei a votare per i propri rappresentanti in occasione di questa tornata elettorale–è riconosciuta loro la doppia cittadinanza–lo stesso non può dirsi per le elezioni locali che saranno dichiarate invalide da Unmik. Non ultimo perché, dice Rucker, «alimentano e rafforzano quelle strutture parallele che Belgrado ha supportato sin dal 1999». «Elezioni illegali non potranno avere conseguenze legali», sentenzia Rucker. Basso profilo quindi di Unmik e inesistente presenza di delegati Osce evidente ai seggi di Gracanica. Visibile era invece la presenza di pattuglie Kfor fuori dai seggi e lungo le arterie cittadine.
Nel giorno tanto atteso delle elezioni serbe a Gracanica si respirava così un’aria tesa nonchè carica di pioggia in questo piccolo villaggio nel cuore del Kosovo. A pochi chilometri da Pristina, Gracanica conta la più alta concetrazione di serbi kosovari, Mitrovica esclusa ovviamente, anche se la città sull’Ibar oggi più di ieri è simbolo della demarcazione politico-territoriale tra Kosovo e Serbia. La piccola comunità di Gracanica è l’espressione più colorita di multietnicità sul suolo kosovaro. Accanto alla popolazione serba vivono infatti un ristretto numero di albanesi kosovari, rom e bosniaci. Tuttavia, anche se per lo meno agli occhi di uno straniero non risalta una divisione netta e una duplice immagine della città, come succede invece con Mitrovica, parlare di osmosi tra le varie etnie presenti a Gracanica è sicuramente eccessivo. Proprio qui nel 2004 un diciassettenne, Dimitrije Popovic, venne ucciso da proiettili sparati da una macchina in transito sulla strada principale che attraversa Gracanica e che collega Pristina ad altri centri albanesi. La peculiarità di Gracanica la rende importante e carica di significato; poteva renderla anche particolarmente vulnerabile. Infatti se disordini potevano verificarsi in Kosovo in occasione delle elezioni serbe, certo Mitrovica sarebbe stata risparmiata. Possibili bersagli da parte di «teppisti» potevano essere invece proprio centri come Gracanica. Fortunatamente così non è stato. Una mattinata calma e tranquilla si è vissuta qui, sia dentro il seggio, affollato sin dalle prime ore del voto, che sulla strada principale, dove autobus e macchine di albanesi kosovari la attraversavano indisturbati e indifferenti. Come prevedibile alta è stata l’affluenza alle urne. Tante le persone che già alle 11.30 di mattina avevano votato, sopratutto persone di mezza età, maggiormente uomini, e particolarmente anziani. I tanti giovani hanno a disposizione l’intero pomeriggio per farlo e sicuramente lo faranno. Visibile è stata anche la presenza di alcuni membri della comunità rom. Giornata importante anche per loro quindi, i quali, decidendo di votare, hanno popolato la scuola sede del seggio, dove le tante signore rom, quasi a sottolineare l’unicità dell’evento, sfoggiavano un’eleganza ed un’accuratezza nell’abbigliamento piuttosto inusuale. Considerando la posta in gioco, ossia le aspettative e il futuro stesso dei cittadini serbi del Kosovo, queste elezioni sono state percepite come molto importanti. Ciò è riflesso oltre che nelle parole della gente, che fuori dai seggi mostrava speranze rimaste inalterate negli anni, nell’alta affluenza ai seggi, sicuramente in controtendenza rispetto al resto della Serbia: l’espressione quasi certa di un voto che sarà radicale.






