L'esercito libanese ora minaccia di usare la forza

Dopo quasi una settimana di scontri, e almeno 80 morti e 250 feriti, l’esercito libanese sembra aver deciso di alzare il tono. In un comunicato, l’Armée libanaise ha detto di essere pronto a usare la forza per disarmare le fazioni e «riportare l’ordine nel paese». Con pessima–ma calcolata ?–scelta di tempo, però, il presidente statunitense George Bush è intervenuto nella contesa libanese per offrire l’aiuto degli Usa proprio all’esercito e «migliorarne le capacità perché possa disarmare Hezbollah». En passant, Bush ha rinnovato le accuse contro l’Iran. In realtà, non sembra che il generale Suleyman, capo dell’esercito abbia intenzione di prendere di petto la milizia del partito di dio, che nell’azione tra giovedì e venerdì ha dimostrato una preparazione militare di tutto rispetto. L’obiettivo dell’esercito è più che altro evitare che il «riaggiustamento politico» conquistato dagli sciiti di Hezbollah e Amal con i kalashnikov inneschi una nuova guerra civile. Dopo le sparatorie a Beirut, gli scontri si sono spostati nella roccaforte drusa delle montagne dello Chouf e poi a Tripoli, nel nord del paese, dove per due giorni le milizie sciite si sono scontrate con quelle dei partiti che sostengono il governo del primo ministro Fuad Siniora. A Beirut, intanto, sembra essere tornata la calma, dopo che l’esercito ha preso il posto dei combattenti sciiti per le strade della città. Con il suo ruolo di «arbitro», il generale Suleyman sembra ipotecato il posto di presidente della repubblica, lasciato vuoto da Emile Lahoud, che il parlamento, da novembre 2007, non è riuscito a sostituire.

Tags assegnati a questo articolo: Libano

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia