E’ iniziata ieri sera a N’Djamena la mediazione dell’Unione africana [Ua] per risolvere le tensioni tra Ciad e Sudan, in seguito all’attacco sferrato da ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza [Jem] contro Khartoum la scorsa settimana, riguardo cui il governo sudanese sospetta la complicità delle autorità ciadiane. «La situazione attuale tra il Ciad e il Sudan è molto preoccupante. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di far abbassare la tensione salita a seguito dell’attacco a Omdurman», ha detto Jean Ping, presidente della commissione dell’Ua. Dopo l’attacco, che avrebbe causato centinaia di morti tra soldati, ribelli e civili, il Sudan ha espulso i rappresentanti diplomatici del Ciad dal paese, rotto le relazioni diplomatiche con N’Djamena e minacciato di «ripercussioni». «Si vuole addossare su di noi la responsabilità dell’attacco, forse ha più presa sull’opinione sudanese–ha ironizzato il ministro degli Esteri del Ciad, Moussa Faki–abbiamo penato già molto per garantire la sicurezza alle frontiere non ci avventuriamo a oltre 3 mila chilometri di distanza per andare ad attaccare Omdurman, non avendo né i mezzi, né le vetture. È un problema sudanese». Faki ritiene che «sia ormai giunto il momento che la comunità internazionale si faccia ascoltare dal Sudan» per risolvere la crisi in Darfur, «perché gli effetti del conflitto in vigore dal 2003 hanno ormai varcato i confini sudanesi». Intanto, le autorità di Khartoum hanno ordinato la chiusura di due quotidiani locali che avevano pubblicato la notizia dell’abbattimento di due velivoli dell’aviazione da parte dei ribelli, nel corso degli scontri. L’accusa è di «aver rivelato informazioni sensibili per la sicurezza del paese».






