La periferia di Johannesburg, in Sudafrica, è in preda ha un’ondata di xenofobia che ha causato la morte di 15 migranti. Sono state arrestate 250 persone. Nel mirino i migranti provenienti dalla Zimbabwe, dal Mozambico e da altri paesi africani, che vengono accusati di rubare il lavoro ai sudafricani e di aumentare la criminalità. Così decine di migranti sono stati cosparsi di benzina e dati alle fiamme o costretti a fuggire dalle loro baracche incendiate dagli aggressori.
Le violenze sono scoppiate una settimana fa ad Alexandra e nel fine settimana si sono estese anche a Johannesburg, alimentate dalla miseria in cui versano le popolazioni delle «township».
La polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere le ronde che pattugliavano le strade più a rischio delle periferie armate di machete, bastoni e pietre. Il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il leader del partito di maggioranza, l’African national congress, Jacob Zuma, hanno lanciato un appello a fermare le violenze che minacciano di peggiorare una situazione economica già difficile per l’alta inflazione e le frequenti interruzioni della corrente elettrica. Oggi, la Commissione diritti umani del governo sudafricano terrà una riunione d’emergenza per discutere degli attacchi agli stranieri, mentre il presidente ha annunciato l’apertura di un’inchiesta.
La rivolta rompe il clima di unità nazionale che ha contrassegnato l’era post-apartheid. Per scampare agli attacchi razzisti, centinaia di persone si sono rifugiate nei commissariati di polizia, nelle chiese e negli uffici governativi. I media sudafricani sottolineano come la tensione continui ad essere molto alta, nonostante la forte presenza della polizia, in varie zone del paese e in molti dei quartieri poveri di Johannesburg.






