In extremis, all’alba di stamane, i leader politici libanesi riuniti a Doha, in Qatar, hanno trovato un accordo che consentirebbe al paese dei cedri di uscire da una crisi politica e istituzionale che dura ormai da un anno e mezzo e che ha rischiato di precipitare in una nuova guerra civile. Ci sono voluti diversi giorni di trattative tra il blocco di governo [sunnita-druso, appoggiato dagli Usa, dalla Francia e dall’Arabia saudita] e quello di opposizione [sciita-maronita, appoggiato da Siria e Iran], ma alla fine sembra che tutti i partecipanti all’incontro siano soddisfatti per il risultato ottenuto. Il premier Fuad Siniora ha detto che si tratta di un accordo «eccezionale», anche se molti osservatori fanno notare che, nella sostanza, è una vittoria politica per Hezbollah: quasi tutte le richieste politiche del movimento nazionale libanese di resistenza islamica sono state accolte. L’accordo prevede per Hezbollah un numero cospicuo di posti di governo, tanto da dare un potere di veto di fatto, e anche la scrittura di una nuova legge elettorale che dovrebbe essere in vigore già per le prossime elezioni politiche, nel 2009. Sulla questione delle armi delle varie milizie, si prevede la proibizione dell’uso delle armi contro altri libanesi, e si prevede anche un dialogo nazionale sul disarmo. Rimane intatta la capacità militare di Hezbollah contro nemici «esterni». L’accordo dovrebbe sbloccare la questione dell’elezione del presidente della repubblica, posto vacante da novembre del 2007. Il candidato di convergenza delle forze politich è Michel Suleyman, capo dell’esercito.
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