L’edizione del 20 maggio del quotidiano israeliano Maariv, uno dei più diffusi inIsraele, riferiva che centinaia di copie del Nuovo testamento [la parte della Bibbia composta dai vangeli canonici, atti degli apostoli e apocalisse e non riconosciuta come testo sacro dagli ebrei] sono state bruciate in strada a Or Yehouda, non lontano da Tel Aviv: «Per iniziativa del vice sindaco–scrive Maariv–esponente del partito ultra ortodosso Shas [nella coalizione di governo di Olmert, ndr] centinaia di copie del Nuovo testamento sono state date alle fiamme. L’evento ha avuto luogo lo scorso giovedì, nella piazza antistante la sinagoga di Matslawi, nel quartiere di Neve Rabin. Assieme al vicesindaco, l’avvocato Uzi Aharon, c’erano centinaia di studenti della scuola ultra ortodossa Michtav Eliyahu, che hanno ballato attorno ai roghi. Aharon ha detto che il rogo è stato una risposta ’all’intensa attività missionaria cristiana nella zona’…» L’articolo prosegue spiegando che copie del nuovo testamento erano state distribuite nelle case del quartiere da «missionari cristiani» che avrebbero anche portato in autobus in chiesa alcuni ebrei di origine etiope [falascià]. Gli studenti ultraortodossi hanno raccolto le copie «incriminate» casa per casa. Secondo Maariv, Aharon vorrebbe chiedere alla Knesset di modificare la legge sulle conversioni per proibire l’attività dei missionari cristiani.
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