Jan Bednar è da una settimana sotto controllo medico costante. Jan Tamas, l’altro digiunante che a Praga sta protestando contro l’installazione nella Repubblica ceca del nodo europeo dello scudo stellare statunitense, sta meglio. Diciassette giorni di sciopero della fame, però, si fanno sentire. Anche se i segnali che arrivano dagli altri paesi dove si svolge la protesta [tra cui l’Italia] e dal governo ceco, danno un po’ di speranza dopo mesi di campagna «invisibile» ai media ufficiali. Per oggi è previsto un incontro tra i manifestanti e il ministro degli esteri ceco e intanto sono arrivati i messaggi di solidarietà del partito socialista ceco e del deputato statunitense Dennis Kuchinchic. Cresce anche l’adesione alla campagna di raccolta di firme online [su www.nonviolenza.net], con più di centomila persone che da tutto il mondo hanno espresso la propria contrarietà all’impianto radar che il Pentagono, con la complicità del governo ceco, vorrebbe installare a Brdy per dare «occhi» allo scudo stellare.
A questo punto, Jan Bednar chiede al governo ceco di fermare il progetto: «Perché tanta fretta di firmare il Trattato con l’amministrazione Bush a pochi mesi dalla sua fine? Questo progetto comporterebbe una svolta storica per il nostro paese allora, che si apra un dibattito trasparente in merito e dopo, eventualmente, riprendiamo il dialogo con la nuova amministrazione statunitense».
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