Le nuove norme sull’immigrazione irregolare non sono ancora legge e già l’Italia si attira le critiche dell’Onu. La voce berlusconiana, «Il giornale», svela il copione che da oggi in poi ci dovremo attendere ogni volta che dalla mitologica «comunità internazionale» arriveranno sassi contro il governo di Silvio. Nel suo editoriale Paolo Guzzanti scrive che Louise Arbour, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, non è credibile perché «va a braccetto con Iran e Libia» e non condanna i massacri in Cina. La «colpa» di Arbour sono i forti dubbi sulle nuove norme del «pacchetto sicurezza» e in particolare sul reato di «immigrazione clandestina» che il governo vuole introdurre. Poche giorni fa, il bersaglio internazionale era l’Ue che si sarebbe «messa di traverso» rispetto al piano governativo per uscire dall’emergenza rifiuti in Campania. Né l’Onu né l’Ue sono istituzioni perfette, senza dubbio, e tuttavia sul piano delle relazioni internazionali l’atteggiamento del «siamo a casa nostra» funziona molto male. Per due motivi. Primo, perché capita sempre che si abbia bisogno della «comunità internazionale», vuoi per difendere il made in Italy [o quel che ne resta], vuoi per legittimare un intervento militare all’estero dalla dubbia copertura politica [Afghanistan e Iraq a suo tempo]. Secondo: si può incorrere in gaffes tremende. Per esempio, indicare l’Iran come esempio negativo e poi trovarsi con il ministro degli esteri che cerca in tutti i modi, e invano, di entrare nel gruppo dei paesi «importanti» che trattano il dossier nucleare iraniano. Oppure mandare segnali «positivi» alla tremenda Libia perché continui ad accettare i migranti espulsi dall’Italia. Cattivi, ma utili.






