Le proteste contro il caro vita sono diventate parte del panorama politico egiziano degli ultimi mesi. Dopo gli scioperi nel centro tessile di Mahalla, le proteste più recenti sono avvenute in una cittadina a nord del Cairo, due giorni fa. La polizia oscilla tra l’estrema durezza della repressione e cercare di evitare che sommosse e agitazioni «economiche» diventino contestazioni politiche al regime autoritario del presidente Hosni Mubarak, in carica ormai da più di un quarto di secolo. E’ lo stesso Mubarak però ad aver capito che il vento tira in una direzione per lui poco favorevole. Alle proteste e alle tensioni sociali delle ultime settimane, Mubarak ha risposto con una propria analisi: le difficoltà economiche dell’Egitto sarebbero dovute all’altissimo tasso di crescita della popolazione. In un discorso trasmesso dalla tv pubblica durante una conferenza sull’andamento demografico del paese, Mubarak ha detto che la natalità egiziana è «un ostacolo sostanziale» alla crescita economica del paese. Secondo i dati ufficiali, la popolazione egiziana cresce al 7 per cento annuo e nei prossimi 40 anni potrebbe raddoppiare, arrivando a 160 milioni di abitanti. Già oggi, un terzo degli egiziani ha meno di 15 anni. Il tasso di disoccupazione è altissimo e il 40 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Gli aumenti degli ultimi mesi, soprattutto per il cibo, hanno fatto crescere del 50 per cento il costo della vita per una famiglia media. E se il presidente invita a cambiare abitudini per controllare le nascite, sempre più egiziani pensano che sia meglio, piuttosto, cambiare presidente.






