Nei mesi precedenti alle elezioni di febbraio, il movimento degli avvocati pakistani era stato il più autorevole e combattivo movimento di protesta contro il regime del presidente Pervez Musharraf, accusato di aver sospeso i giudici della corte costituzionale che non si erano piegati alle sue richieste di forzatura della costituzione per consentire lo stato d’emergenza. Gli avvocati sono tornati in piazza martedì, con una «lunga marcia» che partita da varie parti del paese convergerò sulla capitale Islamabad. Le richieste sono le stesse, reinsediamento dei giudici rimossi, a partire dal presidente della Corte suprema Iftikhar Chaudhry, e dimissioni di Musharraf. Solo che, dopo le elezioni, il quadro politico è cambiato e il movimento degli avvocati ora è una sfida anche per i due partiti [il Partito popolare del Pakistan, orfano di Benazir Bhutto, e la Lega musulmana pakistana guidata da Nawaz Sharif] che hanno vinto le elezioni e che hanno una maggioranza parlamentare con la quale, a quanto pare, non sanno esattamente cosa fare. La coalizione di governo tra il Ppp e la Pml si è divisa proprio su questo punto.
Tags assegnati a questo articolo: Pakistan






